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Lo stop nel 2010 dopo otto anni di denunce
La lunga storia del "bruciatore" del Pollino, da sempre nel mirino di cittadini e ambientalisti
C’era una volta il “bruciatore del Pollino”. Anni settanta, esalazioni sinistre, paura sotto il cielo ingrigito dai fumi, dubbi sempre più inquietanti. Venne raso al suolo. Poi fu il tempo del termovalorizzatore: la politica locale che non si mette d’accordo, la Regione che dà il via libera: cinque anni per realizzarlo; le proteste della gente davanti ai cancelli, i camion bloccati, l’azione delle forze dell’ordine, dolore, rabbia, pianti. E l’epilogo in tribunale.
Il termovalorizzatore - ma per tutti era e restava un inceneritore - venne inaugurato nel 2002: ha chiuso nel 2010 grazie anche e soprattutto alla battaglia dell’Associazione per la tutela ambientale della Versilia. Che poi fu la battaglia di un gruppo di persone prima deriso, poi ignorato, poi ancora temuto: il tribunale, alla fine, ha dato ragione alle denunce di un’associazione che per quanto fatto si può fregiare del titolo della cittadinanza onoraria assegnato dall’allora amministrazione Lombardi. Oggi che la messa in sicurezza è quasi completata e che l’inceneritore mai più riaprirà restano in scia dubbi e ancora tante domande. Ma anche la perplessità di chi, come Nicola Conti, del Partito democratico, taccia la maggioranza di «misera propaganda e scarsa conoscenza del problema. La Giunta è troppo frettolosa nel voler chiudere la bonifica di Falascaia. Innanzitutto quello che Ersu sta facendo è una messa in sicurezza, un granello di sabbia nell’ambito della boniffica completa del sito. Sostenere - scrive Conti - che siamo alla battute finali denota, appunto, una misera propaganda. Questo è veramente preoccupante per la salute e la sicurezza dei cittadini e la tutela ambientale».
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