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Mense scolastiche sì di Mallegni all’acqua in bottiglia
PIETRASANTA. L’acqua in bottiglia nelle mense scolastiche. A deciderlo il sindaco Massimo Mallegni che viene così incontro alle richieste di quei genitori preoccupati, vista la problematica tallio,...
PIETRASANTA. L’acqua in bottiglia nelle mense scolastiche. A deciderlo il sindaco Massimo Mallegni che viene così incontro alle richieste di quei genitori preoccupati, vista la problematica tallio, dalla reintroduzione dell’acqua in brocca a scuola. Un ritorno, quello all’acqua di rubinetto per la verità ufficializzato non più tardi di 3 giorni fa dall’assessore Simone Tartarini. «Non vedo il problema: se i genitori ritengono di non voler fare bere ai propri figli, a scuola, l’acqua di rubinetto, metteremo a disposizione - del resto è previsto dal capitolato di appalto - non solo quella in brocca, ma anche l’acqua in bottiglia. È una questione di scelte: certi percorsi vanno condivisi. Detto quindi che da stamani - ieri per chi legge - garantiamo anche questo servizio - spiega Mallegni - non è che l’assessore Tartarini sia improvvisamente impazzito decidendo per l’acqua in brocca perché vuole fare sentire male qualche bambino: più semplicemente le analisi hanno certificato che da mesi non ci sono problemi i e quindi la somministrazione di questo tipo è possibile. Il sottoscritto, ad esempio, beve quella del rubinetto, ma se c’è una diversa sensibilità da parte dei genitori è giusto tenerne conto. Un fatto è certo: non vi sono emergenze, l'acqua è buona e, se la situazione resterà come è oggi, non saranno più necessari i lavori già previsti lungo le tubature nel centro cittadino e dintorni» spiega Mallegni che poi, sempre a margine della problematica tallio, fa riferimento all’operato della Procura: «Di tanto in tanto chi di dovere acquisisce documenti a palazzo: ho la massima fiducia nell’azione della magistratura. Una commissione d’inchiesta comunale? Non entro nel merito – la maggioranza non ha aderito a una richiesta in tal senso da parte delle opposizioni, ndr – è una questione che riguarda il consiglio, anche se chi la propone non è credibile. Visto quello che è successo in questi anni, a dire il vero, ne farei 8 di commissioni d’inchiesta, su un’emergenza che risale al 2013, ma con il primo divieto arrivato nel 2014. Una vicenda, a mio avviso, gestita malissimo: sarà la procura a fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità». (l.b.)
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