Il presidio
Le nostre imprese crescono poco
I dati del centro studi lucchese sull’andamento del manifatturiero
LUCCA. È un clima d’incertezza a contraddistinguere il presente di un settore manifatturiero della provincia di Lucca che vede un futuro a tinte fosche. In un contesto nazionale in cui l’Italia fatica a riprendere i ritmi di crescita pre-crisi come invece hanno fatto gli altri stati europei, l’economia di casa nostra non riesce a rimanere immune alla situazione.
Il Centro studi di Confindustria Toscana Nord ha presentato un lavoro relativo ai primi due trimestri di quest’anno che ha messo in evidenza una situazione ricca di interrogativi con il ritmo di crescita della produzione industriale che dopo un primo trimestre all’1,2%, è praticamente rimasto invariato nei secondi tre mesi con un lieve incremento dello 0,1%.
I dati, sono frutto di un’analisi di tre settimane che ha raccolto input da oltre 500 imprese con 10 o più dipendenti delle province di Lucca, Pistoia e Prato. Così, dopo i buoni dati del 2015, quando la nostra provincia è cresciuta anche al ritmo del 6% da un trimestre all’altro, ora il manifatturiero mostra di faticare a tenere i ritmi di crescita. Tra i settori che godono del migliore stato di salute c’è il cartario che dopo il + 1,9% nel primo trimestre, fa registrare un + 2,7% nel secondo, poi la chimica e plastica (+2,2% e + 5,4%) e la produzione di macchinari (+4,2% e +9,8%). Poi ci sono le inversioni di crescita come nel caso del lapideo (da +11,7% a -9,7%), della metallurgia (da +2,4% a -2,8%), e della nautica (da + 2,3% a -2,2%), anche se in quest’ultimo caso si lavora solitamente su grandi commesse ed è difficile poter misurare variazioni attendibili in un così breve lasso di tempo.
Chi invece ha continuato a perdere ritmo durante l’intero semestre, sono il settore alimentare, quello della moda e gli altri manifatturieri.
«Voglio segnalare un dato su tutti - commenta Galeotti - e cioè che l’Italia, dal 2000 al 2017, è riuscita a crescere dello 0,7%. L’Europa, nello stesso periodo, ha visto una crescita del 18,9%, la Germania del 21% e la Spagna del 30%. Il Paese è fermo. In un contesto di rallentamento economico globale, anche la crescita della nostra provincia si sta appiattendo. La produzione industriale è cresciuta dell’1,2% nel primo trimestre arrivando a una crescita pressoché nulla nel secondo. Tuttavia, come abbiamo avuto modo di sottolineare anche in altre occasioni, da una parte l’eterogeneità dei comparti produttivi del nostro territorio, dall’altra le caratteristiche strutturali delle aziende, che sono internazionalizzate, dimensionalmente organizzate, innovative e patrimonializzate, tutte leve su cui dobbiamo continuare ad agire per arginare gli urti dell’incertezza economica e politica, consentono di mantenere aspettative di crescita per i prossimi mesi».
L’indagine, volta ad offrire un servizio alle aziende ed agli interlocutori istituzionali, portata avanti adottando metodologie analoghe a quelle dell’Istat, ha quindi messo a nudo, una volta di più, uno scenario preoccupante.
Il dato complessivo Lucca-Prato-Pistoia mostra una flessione della crescita della produzione industriale che per il manifatturiero cala dall’1,7% del primo trimestre allo 0,8% del secondo. L’indagine ha svolto anche una previsione sul terzo trimestre, appena trascorso, rilevando che il clima di opinioni delle aziende dell’area è più allineato a quello nazionale, caratterizzato da un ottimismo moderato sull’evoluzione a breve delle variabili aziendali.
La nota positiva sono invece le previsioni sui livelli di occupazione, dati in aumento nelle tre province rispetto all’ulteriore flessione che si respira a livello nazionale. «Sono cambiati i modelli di consumo - prosegue Galeotti - mentre la popolazione è invecchiata e il tasso di povertà si è innalzato. Il contesto normativo, inoltre, non ci favorisce perché mancano ancora certezze». (a.p.)
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