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Versilia

L’industria del marmo teme il 2017 e la crisi dei mercati stranieri

L’industria del marmo teme il 2017 e la crisi dei mercati stranieri

Ma sulle aziende pesano anche le incertezze delle norme legate al Pit della Regione: mancano i piani attuativi

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LUCCA. Una chiusura del 2016 in positivo grazie soprattutto alle grandi commesse ottenute negli anni precedenti. Ma qualche dubbio in più sull’andamento di bilanci e fatturati a partire dal 2017.

Il futuro per il settore lapideo si presenta come un grosso punto interrogativo anche a causa del clima di instabilità che si respira a livello internazionale del quale il comparto non può che risentire poichè fortemente caratterizzato da una pesante dipendenza dai mercati esteri. «Solo una piccola parte del fatturato proviene dal mercato interno – spiega Fabrizio Palla di Savema spa, presidente di sezione di Confindustria Toscana Nord – la maggior parte del nostro lavoro è con l’estero e sono preoccupato dai segnali di incertezza e di flessione che vengono da alcune realtà importanti».

«In questo momento - spiega Palla - non siamo ancora definitivamente ripartiti dopo la crisi del 2009 e ritrovarsi nel mezzo a un nuovo uragano potrebbe diventare fatale». Insomma la ripresina è fragile e una nuova crisi potrebbe cancellare in un sol colpo quanto di buono si è provato a costruire per uscire dal guado.

Le incertezze alle quali fa riferimento Palla sono in particolare quelle della Cina, che ha ridotto gli acquisti rispetto all’inizio dell’anno, così come i segnali che arrivano da Kuwait, che ha l’Isis a meno di 200 Km di distanza e deve fare i conti con tensioni politiche che generano instabilità. Infine negli Stati Uniti ci sono flessioni di mercato del 15% ed è un dato preoccupante che arriva in un anno di cambio presidenziale, quando storicamente la borsa tende a guadagnare. «Non possiamo parlare di frenate ma di riduzione – prosegue Palla – i primi mesi dell’anno sono stati positivi per il protrarsi di alcune commesse del 2015 (+11,7%), poi è iniziato un clima di maggiore incertezza con una flessione del 9,7% nel secondo trimestre dovuta a questi motivi».

«Ora guardiamo con fiducia all’accordo sulla riduzione della produzione di petrolio da parte dei Paesi dell’Opec – dice – e questo solitamente porta a una maggiore stabilità del prezzo del greggio che riuscirebbe a garantire una serie di investimenti, altrimenti gli studi di architettura hanno meno progetti da portare avanti con pietre meno pregiate rispetto alle nostre».

L’altro punto di incertezza arriva invece dal panorama normativo locale con il regime di attuazione transitoria del Pit in cui non abbiamo ancora i piani attuativi comunali e viene lasciata una grande libertà interpretativa ai singoli uffici che, in mancanza di norme chiare hanno spesso un atteggiamento restrittivo che ha costretto le aziende a ricorrere alla cassa integrazione. «Purtroppo questo punto rende utto molto incerto e variabile a seconda delle interpretazioni – spiega Cristina Galeotti, presidente dell’area lucchese di Confindustria Toscana Nord - Quando non abbiamo la certezza dell’escavazione, viene meno la nostra ragione d’essere».

Tra la Versilia e la Garfagnana ci sono 190 aziende, di queste, 120 sono industriali di cui 80 operano nella trasformazione e lavorazione e 40 nella parte estrattiva di marmo e inerti. Sul fronte degli addetti, dei 1200 totali, 900 si occupano della trasformazione e 300 dell’estrazione. La tendenza è sempre più quella di far crescere le aziende per specializzarle non solo nell’estrazione ma anche nella trasformazione della materia prima in modo da valorizzarla. L’esempio più recente è quello del Consorzio Apuano di Vagli che ha investito per iniziare la trasformazione del marmo producendo lastre e semilavorati e riesce a trattenere una maggiore ricchezza sul territorio. (a.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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