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La Consulta difende la proprietà collettiva

La Consulta difende la proprietà collettiva

Il presidente Grossi: è democrazia non solo formale

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LEVIGLIANI. La Corte Costituzionale difenderà sempre le esperienze di proprietà collettive: parola del professor Paolo Grossi, Presidente della Corte Costituzionale all'interno del Convegno “Proprietà collettiva come modello di sviluppo” che si è svolto nel paese di Levigliani nel Comune di Stazzema, dove vi è storia secolare di beni comuni.

Il Convegno è stata l’occasione per parlare del futuro di queste esperienze di economia collettiva, mettendo confronto due storie di proprietà collettiva come quella della proprietà collettiva di Levigliani e l’esperienza del Consorzio Uomini di Massenzatica nel Ferrarese. Due storie completamente differenti, ma unite dalla esperienza della proprietà collettiva: una esperienza sociale oltre che economica in controtendenza rispetto ad una legislazione che da oltre due secoli spinge verso la proprietà individuale.

I beni comuni vanno verso il mantenimento di una economia di comunità che diviene difesa dell'ambiente perché dal mantenimento del territorio deriva la garanzia del futuro. Il soccorso solidale all'interno della comunità diviene una credibile alternativa a livello economico in un periodo di crisi, in cui tutti partivano al bene comune.

Il Convegno è stato introdotto dal Sindaco di Stazzema Maurizio Verona che ha portato i saluti di un territorio che ha nella proprietà collettiva un suo elemento di forza da sempre. L'esperienza di Levigliani ha radici lontane anche se dal punto di vista dei beni comuni è una esperienza che si potrebbe definire giovane e che ha la particolarità, come sottolineato dal professor Volante dell'Università di Firenze, di essere in realtà la risposta del Paese ad una legge del Granducato di Toscana del 1776 che mirava alla definizione delle terre comuni per procedere poi alla divisione tra le 67 famiglie che componevano il Paese nell'età borghese che vedeva il trionfo della proprietà individuale sui beni comuni. I capifamiglia di Levigliani scelsero invece, di scrivere davanti ad un notaio che i beni sarebbero rimasti sì alle famiglie, ma indivise, ciascuna con diritti e doveri. Venne poi lo sfruttamento dell'agro marmifero prima in concessione, poi dopo una lunga causa in prima persona attraverso la Cooperativa dei Condomini di Levigliani che ancora oggi dà lavoro ai cittadini del paese.

Nella mattinata è arrivata anche della testimonianza del presidente Consorzio degli uomini della Massenzatica, alle foci del Po', Carlo Ragazzi che oggi gestiscono circa 350 ettari di campi strappati con la bonifica al mare e al fiume Po', con lo spirito che anima una comunità, ovvero quello di creare le ragioni economiche per stare assieme per 2000 persone, dando lavoro, aiutando coloro che persone che hanno bisogno di inserirsi, sopperendo allo Stato finanziando la scuola materna, l'ufficio postale, ma facendo in modo che le persone rimangano. Oggi è aumentata la partecipazione alle elezioni del Consorzio, segno della vitalità della proprietà collettiva, ed i proprietari vicini al Consorzio chiedono di entrare.

La proprietà collettiva è quindi un modello di sviluppo anche per il futuro in un sistema economico globalizzato? Sembrerebbe proprio di sì, contro tutto e contro tutti, anche per una burocrazia che tende ad ignorare questo modello di comunità e di aggregazione sociale.

«Siamo di fronte ad un modello di aggregazione sociale e di sviluppo economico che fa i conti con una legislazione che da due secoli e mezzo disconosce il valore della proprietà collettiva - ha commentato nella sua chiusura il Presidente della Corte Costituzionale Grassi - e siamo di fronte ad una ignoranza diffusa sulle esperienze che esistono invece, un po' in tutta Italia con caratteristiche e sviluppi diversi che si sono modellati nel tempo sulle specificità locali».

«Ho avuto la fortuna - ha detto Grassi - di poter studiare da professore universitario queste realtà e poi come collaboratore di Gian Gastone Bolla che aveva difeso il diritto di molte esperienze nell'arco alpino orientale di svilupparsi. Nell'età borghese con il culmine nel Codice Napoleonico del 1804 si afferma il principio della proprietà individuale come unico modello di proprietà, in cui il proprietario è padrone assoluto della terra su cui ha pieno diritto anche quello dell’abbandono. Oggi nel nostro Codice Civile non vi è riferimento alle proprietà collettive, quasi fossero dei mostri, che però ancora oggi hanno la loro ragione di essere . Queste esperienze di proprietà collettiva sopravvivono a questi tentativi di liquidazione e anche le grandi inchieste agrarie di fine '800 sono un grande elogio della proprietà privata. Io in un libro del 1977 ,che riprende una frase di Carlo Cattaneo, parlo di “Un altro modo di possedere” che è proprio delle proprietà collettive. La legge in pieno Fascismo del 1927 fa trasparire tutto lo scetticismo verso questo modello economico che la Costituzione Italiana invece, riconosce e tutela nel momento in cui all'art. 2, difende il diritto dell'individuo dello sviluppo all'interno delle formazioni sociali. E la proprietà collettiva diventa l'identità della comunità in cui ciascuno ha diritti e doveri in un sistema di valori capovolto, in cui il territorio è una ricchezza da tutelare e rispettare con un riscontro sociale: in ciascun luogo d'Italia vi sono proprietà collettive ed in ciascun luogo si sono sviluppate in un modo che si confà al luogo e al tempo, dimostrando la capacità di essere modello valido per quel territorio».

« In questi modelli - ha detto ancora il presidente - si supera l'individualismo verso un sistema collettivo, democratico non solo formalmente. La forza dei luoghi come Levigliani sta nella loro storia: dobbiamo fare i conti con un problema di comprensione e se posso fare un appello è quello di investire molto nel far conoscere queste esperienze per cui nutro profonda ammirazione. Vi assicuro che non sarete mai liquidati come voleva la legge del 1927 che rimane l'unica a regolamentare la materia è che la Corte Costituzionale sarà al vostro fianco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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