Il Tirreno

Versilia

Chiesa piena a Camaiore per l’addio a Don Damiano

Il prete: «Nella mia lettera avrei voluto scrivere di più ma ho abbassato la testa» Molti interventi durante la messa, il sindaco si è tolto anche la fascia

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CAMAIORE. Ieri è stato il momento dell’addio. Sette anni di storie e di comunità si sono concentrate tutte in poco più di due ore. Tante lacrime infatti hanno accompagnato l’ultima messa di Don Damiano a Camaiore. Alla fine quindi il pastore si è dovuto congedare dal gregge che ha diretto per sette anni. A nulla sono bastati gli appelli di sindaco e politici, degli stessi parrocchiani che hanno raccolto oltre 1600 firme inviate ai cardinali e della comunità tutta di Camaiore che ieri pomeriggio ha affollato la chiesa di Santa Maria Assunta.

Un Don Damiano decisamente commosso ha preso la parola per due volte, durante l’omelia e alla fine della messa: «Perché quando un albero cade fa tanto rumore mentre quando la foresta cresce c’è il silenzio? - ha detto - Questa partenza è dolorosa per me: non capivo le motivazioni che hanno portato a questa decisione, la risposta l’ho trovata nel vangelo. Oggi perdo il titolo di monsignore e riparto con la tonaca la quale sono arrivato». A quel punto si è tolto i paramenti e li ha riconsegnati.

Tante le lacrime dei ragazzi delle cooperative e della gente presente: «La mattina in cui dovevano partire le lettere con la vostra petizione ho pensato di bloccare tutto ma poi ho deciso di tacere - ha detto Damiano - voi vi siete espressi, la risposta più bella siete voi che oggi siete qui». Nessun riferimento diretto quindi al vescovo che non ha mai reso pubbliche le ragioni del trasferimento ma che ha lasciato a un articolo su internet il compito di dichiarare il suo stupore sulla “sommossa popolare” dei cittadini camaioresi. Secondo la comunità infatti il motivo che avrebbe spinto Castellani a “rimuovere” don Damiano sarebbe l’interesse economico che Lucca avrebbe sulla ricca prioria di Camaiore. La questione don Damiano però avrebbe suscitato un certo interesse anche a Roma, in Vaticano, tanto che alcuni voci di paese riferiscono che l’arcivescovo dovrà riferire direttamente alla congregazione di vescovi.

Ma ieri era il giorno di don Damiano ha salutato tutti dicendo «perdono».

La chiesa era gremita e gli applausi sono caduti fitti tra le colonne. Tanti sono stati gli interventi delle persone che hanno voluto dimostrare per l’ultima volta l’affetto verso il parroco in partenza. Anche il sindaco, Alessandro Del Dotto, è salito a parlare e durante il suo discorso ha deciso di togliersi la fascia: metà del suo discorso è stato istituzionale, come si conviene in queste occasioni, metà da cittadino, da fedele: «È un momento triste per tutta la comunità ha detto - Ho chiesto di parlare con il vescovo e si è negato. Ho chiesto spiegazioni al vicario il quale mi ha amche rimproverato la firma sulla petizione: io però sono il sindaco e interpreto il sentimento dei miei cittadini e sono anche un uomo cresciuto all’ombra dei campanili - ha detto - Questo è l’anno del giubileo della misericordia di Papa Francesco: spero che la misericordia scenda su Lucca e su di noi. Don Damiano ha fatto tanto per questa comunità ma adesso è il momento di supportare coloro che rimangono».

Molti sono andati a dire arrivederici al prete ma più che una festa per i saluti sembrava un triste commiato.

Cesare Bonifazi Martinozzi

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