Il presidio
Lavori a rilento e soldi lontani
A due anni dalla firma dell’accordo contro l’inquinamento i risultati non ci sono: è tempo di commissario?
VIAREGGIO. Dal 29 agosto 2014 sono passati 765 giorni e poco è stato fatto sulla balneazione. Quella data è significava perché quel giorno è venuto alla luce un accordo di programma tra i vari enti del territorio per salvare la balneazione sulla costa dopo un’estate devastata dai divieti. In ballo c’è la salute della popolazione e l’economia turistica del territorio. Saremmo a metà del guado: il progetto prevedeva una serie di interventi in quattro anni (2014-2017) che per lungaggini economiche, tecniche e politiche dovrà allungarsi di ancora due anni. Considerato questo, chi controlla che tutto fili nei tempi previsti non crede che sia il caso di commissariare i lavori perché «non è stata riscontrata l’inerzia degli enti».
Il progetto. Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha posto la propria firma per la tutela delle foci fluviali della piana apuo-versiliese: un pacchetto di 48 interventi, per un totale di 40 milioni di euro, spicciolo più spicciolo meno, molti dei quali, al tempo della stipula, dovevano terminare entro il 2015, termine poi spostato al 2017 e che adesso slitteranno ancora al 2019. Il problema principale è recuperare le risorse. Sul piatto ci sono anche 1,85 milioni di euro utile per un impianto di ionizzazione, ora diventato all’acido peracetico, per abbattere la carica batterica in prossimità delle foci dei Fossi dell’Abate, Fiumetto e Motrone. Di tutto questo per il momento si è visto poco: dall’ultimo piano degli investimenti di Gaia, il gestore dell’acqua che deve fare i lavori, risulta che i cantieri procedano a passo di tartaruga tanto che, dove più dove meno, il ritardo è di almeno un anno e mezzo.
I lavori. Gli impegni che Gaia si è presa con la firma dell’accordo in regione sono molteplici: ci sono interventi sulla rete, contro gli scarichi abusivi, per il potenziamento dei depuratori. E a questi si aggiungono opere in più man mano che dai controlli sulle fognature emergono nuovi problemi, come accaduto recentemente a Lido di Camaiore. Il fine ultimo è costruire una fognatura e impianti di depurazioni adeguati per salvare il mare dagli scarichi responsabili dei divieti di balneazione. Secondo gli ultimi dati di Gaia che risalgono ai primi giorni di settembre (ma la situazione sarà andata avanti) sono terminati i lavori per la fognatura di Montignoso, si è conclusa la progettazione del secondo lotto per la rete fognaria lungo il tratto Camaiore-Capezzano-Lido, sono ancora in corso i lavori sulla fognatura nera in via del Barcaio a Pietrasanta. A questi cantieri bisogna aggiungere che da un paio di settimane si è sbloccato l’intervento per il potenziamento del depuratore di Querceta che era in fase di aggiudicazione, mentre deve essere ancora affidata la fognatura nera del quartiere del Varignano a Viareggio.
I finanziamenti. Nello scenario che si delinea troviamo quindi da una parte un gestore che arranca nel trovare i soldi perché le banche chiedono garanzie che Gaia non ha o comunque su cui sta lavorando alacremente senza arrivare a un punto, dall'altro c’è un prelievo dalle tasche dei cittadini tramite la bolletta elevatissimo del quale “restano” per gli investimenti (la fonte è la stessa Gaia , ndr)solo 6,5 milioni di euro per l’intera area gestita dall’azienda. Poco, pochissimo rispetto ai 40 milioni, come detto, che devono andare finire nella sola Versilia per l’accordo di programma sulla balneazione. Cinque sono già stati messi dalla Regione, gli altri rimangono sospesi come gli ignavi danteschi. Nell’inferno però c’è Gaia che è fortemente indebitata con i suoi stessi soci e proprio i contenziosi sono un punto nevralgico per ottenere i finanziamenti dalle banche: o risolve i suoi problemi con i creditori oppure i soldi, 140 milioni di euro di prestito, non li vede. Così, per ora, i cittadini pagano senza vedere i risultati promessi.
Chi fa il controllo. A supervisionare sulla realizzazione dell’accordo di programma è stato istituito un collegio di vigilanza, un organo che ha il compito di tenere sotto controllo gli interventi e i relativi tempi di attuazione. A capo di questo collegio c’è Edo Bernini, già direttore del settore Ambiente e Energia in Regione, in passato assessore all’Urbanistica nel Comune di Figline Valdarno. Il compito di Bernini è punzecchiare Gaia sui tempi e riferire in Regione; c’è poi un coordinamento (che riferisce al collegio di vigilanza) formato dai tecnici dei Comuni interessati e da un rappresentante dell’Autorità idrica toscana. Il collegio quindi monitora l’avanzamento dei lavori ed il rispetto dei tempi di realizzazione per evitare ritardi o problemi. L’accordo prevedeva un monitoraggio semestralmente e diverse verifiche in termini di tutela ambientale. A essere sottoposti alle analisi di Arpat sono le acque del mare destinate alla balneazione e i bacini idrici superficiali. In caso le tempistiche non vengano rispettate, ovvero in caso di mancato rispetto degli obblighi (che poi è quello che sta accadendo), il presidente della Regione, Enrico Rossi, che presiede il collegio, ha il potere di nominare un commissario per portare a termine i lavori in ritardo. Una presa in mano da parte di Firenze che casserebbe ogni incertezza e dovrebbe risolvere una volta per tutte il problema. Solo che fino a oggi questa soluzione non è stata ancora presa in considerazione, malgrado sulla carta ne sussistano tutti i presupposti, perché, spiegano dalla Regione «non è stata incontrata l'inerzia degli enti coinvolti». La buona volontà in questo caso paga anche se pagano pure i cittadini. La prospettiva del commissariamento inoltre passerebbe la patata bollente alla Regione che sarebbe costretta farsi carico degli investimenti.
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