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Filippo raddoppia e punta a sedurre i clienti del Forte
Apre a fine novembre il nuovo ristorante di Di Bartola «Troppi locali? C’è fermento perché ci sono margini per lavorare»
PIETRASANTA. In 8 anni e mezzo di ristorazione, a cielo aperto e non, Filippo Di Bartola ha contribuito non poco a ridisegnare, con la sua fantasia e le sue innovazioni, l’offerta culinaria nel cuore pulsante del centro storico. Tanto che a fine novembre Di Bartola, dopo avere lasciato in gestione la sua “Brigata” - la trattoria che si affaccia su via Stagi - aprirà un nuovo ristorante lungo via Barsanti negli ambienti che fino a due anni fa ospitavano la galleria d'arte Cardi.
Perchè, Filippo, complicarsi la vita quando gli affari tutto sommato funzionano e Pietrasanta non sembra proprio avere bisogno della nuova ed ennesima cucina?
«Perchè ogni progetto ha una sua naturale evoluzione: ritengo che un mio percorso con “La Brigata di Filippo” si sia completato: lascerò la trattoria in gestione ai ragazzi che dal 2008 hanno lavorato a mio fianco e tutto questo è motivo di straordinaria soddisfazione. La trattoria ha una formula vincente che intaccare sarebbe da folli: pietanze e proposte e accoglienza non verranno meno, anche se io sarò altrove».
Il nuovo ristorante, “Filippo”, in cosa si differenzierà dal vecchio?
«Cerco un linguaggio diverso di comunicazione della ristorazione: metterò la cucinacome su un palco, a vista del cliente. Lo spazio a disposizione sarà particolarmente ampio, ma nonostante questo non andrò oltre 45 coperti, quanto meno all'inizio. Per poi abbinare ristorazione e barman anche se alla fine la serata se la disegnerà su misura il cliente».
Taglio netto, quindi, con i piatti della tradizione?
«Alcune pietanze ci saranno sempre, ma detto questo avremo delle novità. Il prezzo? In linea con quanto proposto in questi anni. Lo chef sarà Lorenzo Barsotti, con Christian Bellè sommelier (Andrea Gemignani sarà invece il responsabile de La Brigata di Filippo di via Stagi supportato da Andrei Neboisa , ndr): alcuni dei ragazzi che lavoreranno con me sono in questo momenti a giro per l'Italia a completare vari stage. Voglio gente motivata e che condivida un certo progetto: al cliente bisogna dare molto. E' giusto che siano esigenti».
Un fatto è certo: Pietrasanta è inflazionata dall'offerta di bar e i ristoranti e alle porte c'è un inverno che, dal punto di vista commerciale, lascia in scia brividi inquietanti.
«Forse c’è un’offerta eccessiva, forse dal 2008 le cose sono cambiate, ma certi discorsi si facevano anche tempo fa. Alla fine, questo è il mio pensiero, se punti sulla qualità e se riesci a creare qualcosa di nuovo, a proporre un menù ed un servizio coinvolgente e concorrenziale, il cliente arriverà a prescindere dai tanti ristoranti, dai parcheggi che costano e dalla città che offre pochi eventi. Perchè sia chiaro, Comune e imprenditori devono tutti remare nella stessa direzione, per rendere il centro storico sempre più attraente allo sguardo del turista e del potenziale visitatore».
Via Barsanti sarà invasa, perchè di invasione dobbiamo parlare, come altre strade e piazze, anche dai tavolini di “Filippo”?
«Niente tavoli fuori e anche questa è una sfida. Lavorare solo con la sala interna non è da tutti: Simone Andreano del Posto lo fa da anni con riscontri importanti».
Nonostante la crisi trasversale a Pietrasanta aprono e chiudono attività: cosa significa?
«Che c’è fermento, interesse. Forse perchè si ritiene che ci siano ancora margini su cui lavorare: aprirà una grande pasticceria in piazza Duomo e Marcucci, con la sua solita maestria, ha ulteriormente riqualificato la proposta dell'Enoteca, ad esempio. Per quanto mi riguarda voglio lavorare con la gente del posto che mi ha bene accolto fin dal primo giorno, ma al tempo stesso puntare su quella clientela che oggi privilegia Forte dei Marmi. Se come ristoratori saremo bravi Pietrasanta sarà seguita e vissuta da chi oggi ci osserva con un certo distacco. A fare la differenza, alla fine, è sempre la qualità di quello che si propone».
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