Il Tirreno

Versilia

Elisabet Spina, se il top dei mister è... una donna

di MASSIMO GUIDI
Elisabet Spina, se il top dei mister è... una donna

«La passione per il pallone? L’ho sempre covata dentro Ma ringrazio mia madre che non mi ha mai ostacolata»

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di MASSIMO GUIDI

C'era una volta una ragazzina...Sì come tutte i racconti il nostro comincia dall'inizio. C'era una volta, dunque, una ragazzina viareggina la quale preferiva tirare qualche calcio ad un pallone che dilettarsi con altri sport ritenuti più femminili. Mamma Siv, svedese, non le dice niente e allora Elisabet, questo è il nome della bambina (rigorosamente senza la h), ci dà dentro assieme al fratellino Joachim e a papà Giuseppe, grande appassionato di calcio. Niente di speciale direte. Storie come tante. Forse. Se non fosse che Elisabet Spina, la ragazzina fattasi una (bella) donna e dopo una buona carriera da calciatrice proprio pochi giorni fa è arrivata prima al corso Uefa A, quello che fornisce il patentino per allenare nel settore giovanile professionistico (fino alla Primavera) oltre che le prime squadre, fino alla Lega Pro compreso. E che dà anche la possibilità di lavorare come allenatore in seconda per le squadre di serie A e B. Prima e con la massima votazione (110/110) mettendo in fila tutti: uomini e donne. Un evento che l'ha resa orgogliosa per sé e per le donne. È un qualcosa che rimarrà scritto nel tempo ma che «mi auguro non rimanga isolato e che ci siano altre ragazze in grado di centrare questo risultato».

E' una donna intelligente Elisabet. Lo si capisce dalla facilità con la quale esprime certi concetti, non solo calcistici. Una qualità che non poteva sfuggire a Renzo Ulivieri, il maestro di San Miniato, presidente dell'Asso Allenatori nonché docente a Coverciano per la parte tecnico-tattica, che l'ha voluta subito nella sua squadra. Trentatrè anni, viareggina, una laurea in scienze motorie, ha mangiato fin da piccola pane e pallone, favorita dalla passione del papà e del fratello, più piccolo di un paio di anni, con un passato da calciatore professionista (nel ruolo di portiere) nelle file di Pistoiese, Gallipoli e Pisa. La piccola Elisabet tira i primi calci ufficiali nella Croce Verde assieme ai bambini, poi a 13 anni passa all'Aglianese con la quale arriva a giocare in serie A. Centrocampista dotata di grande senso tattico ha poi vestito le maglie della Reggiana (con la quale ha vinto una Coppa Italia) e la Fiorentina oltre che quella della Nazionale under 18. Ora è responsabile del Centro tecnico giovanile Milan di Capezzano «società che devo ringraziare perché mi ha permesso di crescere nella mia attività». Per il Milan ha lavorato in Europa e in diversi college negli Stati Uniti.

Elisabet la tua storia ha fatto il giro d'Italia. Ti aspettavi questo ritorno mediatico?

«Sinceramente no. Mi hanno chiamato per un intervento durante una trasmissione in diretta di Radio Due oltre a tanti tuoi colleghi di testate giornalistiche».

Cosa ha significato per te questo risultato?

«Intanto un'esperienza bellissima, poi il coronamento di un percorso iniziato tanti anni fa».

Come è nata la passione per il calcio?

«Mio padre è da sempre un grande appassionato come mio fratello e dunque era quasi naturale che la loro diventasse anche la mia passione».

E la mamma? Forse avrebbe preferito che tu avessi praticato. altri sport più femminili?

«Permesso che ho praticato anche ginnastica artistica e canottaggio, devo ringraziare la mamma che mi ha sempre lasciato libera di scegliere lo sport che mi piaceva. Lei è svedese, proviene da un altro tipo di cultura dove il calcio non è visto come uno sport prettamente femminile».

Però mi sembra che da questo punto di vista la mentalità nel nostro paese sta cambiando?

«Sì. Fifa e Uefa stanno lavorando molto nel settore e anche in Italia le società maschili professionistiche hanno l'obbligo di schierare una squadra femminile. Ma soprattutto credo che quello che va cambiato da noi è l'approccio culturale. Il dovere di un genitore è quello di lasciare libertà ai figli, maschio o femmina, di scegliere lo sport che vuole praticare. Senza pregiudizi».

Ma torniamo a te: dove nasce la tua avventura da calciatrice?

«Nella Croce Verde dove ho avuto come allenatori Beccaria e Sorrentino e nella quale ho militato fino a quando ho potuto giocare con i ragazzi, visto che a quei tempi non esistevano squadre femminili».

Poi le stagioni con Aglianese, Reggiana e Fiorentina in serie A. Cosa ricordi di quegli anni?

«Soprattutto la fortuna di avere incontrato persone che praticavano uno sport dilettantistico in modo professionale. Come ad esempio Milena Bertolini, che ho avuto come allenatrice alla Reggiana, società dove ci siamo tolti la soddisfazione di vincere una Coppa Italia. O come Carolina Morace con la quale ho lavorato nella Nazionale Under 18. O come Katia Serra che è stata mia compagna di squadra. Per me sono stati esempi importanti».

Qual era il tuo ruolo in campo?

«Giocavo a centrocampo. Diciamo una centrocampista dotata di grande senso tattico. Soprattutto nei primi anni per stare a quei livelli ho dovuto lavorare tanto a livello fisico. Un impegno per il quale le mie ex compagne mi ricordano ancora oggi».

Qual è stato il tuo idolo in campo maschile e quello femminile?

«Sono tifosa della Fiorentina e dunque il mio idolo quando ho iniziato a giocare non poteva essere che Batistuta. Per quanto riguarda le calciatrici senza dubbio Silvia Fiorini, con la quale ho giocato ad Agliana, una ragazza dotata di grande tecnica».

Hai accennato a Carolina Morace. Anni fa ebbe l'occasione di allenare una formazione maschile, la Viterbese, per due giornate prima di essere esonerata da Gaucci. Credi che in futuro vedremo una donna allenare una squadra maschile prof?

«Il calcio non è composto solo dall'allenatore. Si lavora in staff. Il problema è anche la gestione dello spogliatoio che non credo possa essere preso in carico da una sola persona, tanto meno donna. Mentre una donna potrebbe benissimo allenare una squadra maschile con la collaborazione di uno staff di uomini. Sono convinto che un uomo che si coordina nel lavoro con una donna sia un binomio eccezionale».

Se ti proponessero la panchina di una squadra maschile cosa risponderesti?

«Sarebbe bello. Anche se dovrei fare esperienza nella gestione di un gruppo visto che da anni mi occupo più della parte organizzativa. Poi dovrei riorganizzarmi dal punto di vista tattico: ho un bel po' di idee e la frequentazione delle lezioni di Ulivieri me ne hanno aggiunte altre e dunque dovrei rielaborare il tutto».

Come sei stata accolta nell'ambiente di Coverciano?

«Ho trovato una grande accoglienza, da parte di tutti. E il mio risultato ha fatto piacere anche a loro».

Cosa ti piacerebbe fare per il calcio italiano al femminile?

«Spero di poter dare un contributo alla crescita di questo movimento. E per questo ho accettato con entusiasmo la proposta di Ulivieri di fare parte del gruppo dei docenti».

E il futuro di Elisabet Spina?

«Al momento faccio fatica a pensarci. Sono aperta a tutte le opportunità. Di una cosa sono certa: qualsiasi ruolo andrò a ricoprire cercherò di dare il massimo».

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