Il presidio
E a Pietrasanta i parroci non hanno posto
I sacerdoti di Vallecchia e Frati: «Siamo pronti ad aiutare e a fare il possibile se ci viene chiesto»
PIETRASANTA. La buona volontà - e come potrebbe essere altrimenti - non manca, gli spazi però, ecco quelli proprio non sembrano esserci. E così nei giorni in cui il sindaco Massimo Mallegni scrive una lettera ai parroci di Pietrasanta chiedendo della reale disponibilità di alloggi o sistemazioni all'interno delle stesse parrocchie ricordando, al tempo stesso, a suo dire, la necessità di aiutare prima i residenti - stranieri e italiani - di Pietrasanta in emergenza abitativa e poi i migranti, proprio dalle chiese del territorio arriva una replica laconica: «i nostri spazi sono già tutti utilizzati». Con buona pace del dialogo, in corso, fra Curia e Prefetto per gestire l'accoglienza di una quarantina di migranti in terra pietrasantina.
«La lettera del Sindaco? Non l'ho ancora ricevuta: quando arriverà, la leggerò. Se le parrocchie di mia competenza sono in grado di accogliere i migranti? Purtroppo non abbiamo stanze e spazi disponibili - fa sapere don Roberto Buratti, parroco a Strettoia e Vallecchia - È una questione oggettiva: a Vallecchia la canonica è già occupata, a Strettoia le stanze sono utilizzate per la catechesi. L’accoglienza - aggiunge don Roberto - è doverosa e la Chiesa, farà la sua parte, questo è certo, ma evitiamo di strumentalizzare questa grave emergenza. A oggi non so niente di accordi fra Curia e Prefetto, so però che quello che sarà possibile garantire, noi lo garantiremo. Ma, e mi ripeto, non abbiamo stanze da mettere a disposizione, nelle nostre due parrocchie».
Da Vallecchia al quartiere Macelli, da Strettoia alla zona dei Frati di via San Francesco la sostanza del discorso non cambia.
«Ad oggi non abbiamo spazi liberi. Ai Macelli, come ai Frati - spiega don Francesco Parrini - Proprio nella chiesa dei Frati, presto, dovrebbe arrivare un vice-parroco che andrà ad occupare l’unica stanza utilizzabile. Non so se avete in mente la situazione strutturale dalle parti della parrocchia dei Frati, con il campanile oggetto di lavori - per circa 300 mila euro - e con infiltrazioni in alcune sedi. Non ce la stiamo passando bene, tutto questo è ovviamente niente in confronto al dolore e alla vera emergenza vissuta dai migranti, ma se posto non ne abbiamo, non so cos’altro posso dire e fare. Di fronte all’emergenza Chiesa e Comune si muovono ogni giorno: non ho ancora ricevuto la lettera del Sindaco, capisco molto bene il senso delle sue parole, ma la mia parrocchia e ritengo non solo la mia parrocchia, da tempo si muove e si impegna per le famiglie pietrasantine in difficoltà. Così come sta facendo il Comune. Al tempo stesso dovremo tutti insieme, nei limiti delle nostre possibilità, garantire ospitalità e favorire l’integrazione di coloro che fuggono dalla disperazione, da terre di guerra e che non hanno un posto dove stare. Non ho idea - prosegue don Francesco - di quale sia la situazione strutturale della altre parrocchie, posso parlare solamente di quello che mi compete. Se mi chiederanno di dare una mano, mi impegnerò come sempre ho fatto, ma, e mi ripeto, è un dato di fatto che le due parrocchie di cui mi sto occupando, non hanno spazi disponibili».
Tornando alla missiva che Mallegni ha inviato a sette parroci pietrasantini il primo cittadino oltre a ribadire di credere «fermamente nella carità cristiana,e di apprezzare la salvaguardia della vita umana e l’accoglienza» ribadisce che come amministratore comunale «ha il dovere di fissare delle priorità di intervento circa l'accoglienza dei migranti. Porto a vostra conoscenza - scrive rivolgendosi ai parroci - che a Pietrasanta ci sono 145 famiglie, italiane e straniere, che vivono, nonostante gli sforzi del Comune, senza trovare risposte abitative adeguate. Abbiamo già stabilito, in sede consiliare, di dare priorità a questi nuclei familiari e di ospitare solo quei soggetti che hanno ottenuto il riconoscimento di rifugiati». Già, ma dove?
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