Il Tirreno

Versilia

Camaiore e Rovigno, un gemellaggio nato... per amore

di Claudio Vecoli
Una immagine dall'alto di Rovigno. Nelle foto piccole Alberto Rosi e Bruno Petruz
Una immagine dall'alto di Rovigno. Nelle foto piccole Alberto Rosi e Bruno Petruz

Una amicizia che dura da trent’anni. Ma che ora vive una fase di stanca

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ROVIGNO. Un gemellaggio nato un quarto di secolo fa, grazie alla passione di un manipolo di persone che - abbattendo metaforicamente la cortina di ferro che a metà degli anni Ottanta ancora divideva l'Europa dell'Est da quella dell'Ovest - è riuscito a unire due comuni che sono al tempo stesso tanto simili quanto diversi. E' una piccola storia che attraversa la grande Storia quella che accomuna Camaiore a Rovigno, fiore all'occhiello dell'Istria un tempo italiana e adesso gioiello turistico della Croazia. E che dimostra come dalla conoscenza reciproca di due popolazioni con alcuni tratti comuni ma con molte e ancor più marcate differenze possa comunque nascere una amicizia destinata ad attraversare - fra alti e bassi - lo spartiacque che divide due secoli e due millenni. Superando steccati ideologici all'epoca quasi insormontabili (l'allora democristianissima Camaiore che si incontrava con l'allora jugoslava Rovigno) nel segno di una fratellanza che andava oltre le accese divisioni politiche di un periodo caratterizzato dalla contrapposizione fra capitalismo e comunismo.

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Gemellaggio… per amore. Cherchez la femme, dicono i francesi quando bisogna cercare il filo rosso che intreccia una o più storie. E anche nel legame fra Camaiore e Rovigno c'è di mezzo una donna. O, meglio, l'amore per una donna. Se infatti Versilia e Istria vengono per la prima volta in contatto fra loro è grazie ad un medico camaiorese, il dottor Giuseppe Marchetti, che negli anni conclusivi della Seconda guerra mondiale si schiera contro il Fascismo e si arruola nelle file della Resistenza jugoslava capeggiata dal maresciallo Tito. E proprio nell'esercizio del suo mestiere, Marchetti conosce Zineta Milicovich, una infermiera di Sarajevo con cui si sposerà e dalla cui unione nasceranno due figli (Jan Emir e Francesco). Quando, dopo la fine della guerra, il medico italiano torna nella sua Camaiore, fa di tutto per tessere rapporti di amicizia con la Jugoslavia nata dalle macerie del conflitto. E cerca di stringere legami con quella parte della repubblica federale socialista dove più forti sono i legami con l'Italia. All'inizio le sue attenzioni sembrano essere rivolte verso Fiume. Poi entra in contatto con la foltissima comunità italiana di Rovigno, anch'esso per lunghi anni territorio italiano poi entrato a far parte della Jugoslavia dopo il 1945.

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Nel nome di Sevè. I frutti di questa amicizia fra Camaiore e Rovigno matureranno però molti anni più tardi, alla metà degli anni Ottanta. Prima con il patto d’amicizia sottoscritto nel 1984 dall’allora sindaco Fabio Pezzini. Poi con il gemellaggio vero e proprio, firmato nel 1990 dal suo successore Carla Dati. Protagonisti di quella stagione furono in tanti, ma due furono i veri artefici di quel gemellaggio (il primo sia per Camaiore che per Rovigno): sul fronte italo-tirrenico Alberto Rosi, da tutti i camaioresi conosciuto semplicemente come "Sevè", scomparso alcuni anni fa, a cui viene concessa anche la cittadinanza onoraria di Rovigno; sul fronte istriano-adriatico Bruno Petruz, uno dei rappresentanti più attivi della comunità italiana di Rovigno nonché all'epoca responsabile dell'ufficio del turismo. Un ruolo importante lo riveste anche la moglie di Petruz, Milena (Lella), che lavora all'ufficio pubblica istruzione del comune istriano e che si prodigherà negli scambi fra studenti delle scuole medie di Camaiore e di Rovigno. Una macchina, quella del gemellaggio, che una volta messa in moto si alimenta con continue iniziative. Avvicinando sempre di più la Versilia all'Istria e viceversa.

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Quella cucina donata a Rovigno. Il gemellaggio fra le due cittadine si cementa anno dopo anno. E crescono le attività di amicizia. Oltre agli scambi fra studenti delle scuole medie (per un lungo periodo ad anni alterni oltre cento ragazzi varcano il confine ospitati dalle famiglie della città gemellata), si moltiplicano le iniziative che spaziano sui fronti più disparati. Dalle sfide fra le squadre di pallanuoto delle due città (sport molto praticato in Croazia) alle trasferte dei tappetari camaioresi in occasione di Santa Eufemia, patrona di Rovigno (i loro tappeti di pula realizzati nel centro storico fecero epoca), dai concerti del coro della Cappella Gasperini alla presenza dei produttori istriani a Camaiore in occasione di Demetra. Ma siccome è nei momenti di bisogno che si misura l'amicizia vera fra due popoli, Camaiore si prodiga non poco negli anni Novanta in occasione della guerra che insanguina la ex Jugoslavia e che mette in ginocchio anche Rovigno e tutta l'Istria. In quel periodo buio per l'ex repubblica federale di Tito che si sta sfaldando sotto le spinte dei vari nazionalismi, a Camaiore si lanciano raccolte di generi di prima necessità per la popolazione rovignese. E grazie anche al contributo della Regione Toscana, si arriva perfino a donare una moderna cucina da 180 milioni di lire per rimettere in piedi la mensa nelle scuole di Rovigno (attrezzatura tutt'ora funzionante e utilizzata). Un gesto che nella cittadina croata dopo quasi vent'anni ancora in tanti ricordano con grande affetto e riconoscenza.

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Rapporti annacquati. Finita la guerra nella ex Jugoslavia, a metà degli anni Novanta, i rapporti di gemellaggio fra Camaiore e Rovigno vanno avanti. Ma con l'inizio del nuovo millennio i legami si fanno meno forti. Ad incidere negativamente è sicuramente il periodo di crisi economica che si vive in Istria e in tutta la Croazia per gli effetti devastanti del conflitto (a cui, qualche anno più tardi, fa seguito la crisi economica italiana che costringe anche Camaiore a tagliare i fondi da destinare ai gemellaggi). E così gli scambi di amicizia fra i due comuni si annacquano sempre più. A questo va ad aggiungersi, due anni fa, la morte di Alberto Rosi alla quale va ad aggiungersi sul fronte istriano l'entrata in pensione di Bruno Petruz e della moglie. Da allora di iniziative ufficiali non se ne sono più viste. Anche se i rapporti personali fra tante famiglie di Rovigno e di Camaiore continuano intrecciarsi nel nome di amicizie che sono rimaste salde malgrado il venir meno del supporto delle istituzioni. Ed è proprio da questi legami che il gemellaggio potrebbe ora ripartire.

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