Il presidio
I familiari: ministro, la sua è una pressione sui giudici
VIAREGGIO. Ecco la lettera dell’associazione dei familiari delle vittime al ministro dei trasporti, Graziano Delrio. La firma è quella del presidente Marco Piagentini. «Dagli incontri con il...
VIAREGGIO. Ecco la lettera dell’associazione dei familiari delle vittime al ministro dei trasporti, Graziano Delrio. La firma è quella del presidente Marco Piagentini.
«Dagli incontri con il Presidente della Repubblica, con il ministro di giustizia e con il presidente del Senato ci è sempre stato sottolineato con forza che le cariche dello Stato sono impossibilitate ad esprimersi durante un procedimento penale in corso.
Nel rispetto delle istituzioni, noi familiari, in aula da oltre 105 udienze, siamo sempre stati presenti ad ascoltare con la massima dignità e il massimo rispetto, abbiamo trattenuto un dolore immenso, non ci siamo mai permessi di strillare, nè abbiamo dato giudizio sull'operato del Collegio. Nemmeno nella fase dell'incidente probatorio, quando uno dei due periti del Gip risultò essere sul libro paga di una delle parti imputate (Rfi), come risulta dagli atti. E nell'occasione nessuno mosse una foglia.
Apprendiamo con sorpresa che dal 21 settembre, i ministri della Repubblica possono interferire nel procedimento in corso, dando una propria opinione e mettendo chiaramente pressione ad un Collegio che, tutto avrebbe bisogno salvo che le sue parole di persona ignorante i fatti (non penso che lei conosca le oltre 250.000 carte che compongono il fascicolo di questo dibattimento o le centinaia di documenti presentati in 750 ore di rogatorie da parte dei pubblici ministeri). Allora da cittadini ci domandiamo: con quale fine e con quale motivazione ha espresso tali esternazioni?
Vogliamo pensare che l'ignoranza vinca sulla malafede, ma in entrambi i casi lei rappresenta lo Stato italiano e ci fa vergognare di avere un ministro di così basso profilo, ci fa vergognare di essere rappresentati da persone così poco sensibili e meschine.
Speriamo di non risentirla più sproloquiare, su un procedimento come quello che si sta dibattendo a Lucca proprio sulle inefficienze della sicurezza delle Ferrovie dello Stato, ma soprattutto sulla serietà del lavoro svolto dalla Procura di Lucca e sulla serietà del Collegio giudicante».
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