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Versilia

Federico ed Elena volevano un figlio «Giustizia per loro»

Federico ed Elena volevano un figlio «Giustizia per loro»

L’avvocato Tiziano Nicoletti si commuove in aula «L’assile che si è rotto era stato manomesso in Germania»

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VIAREGGIO. «Chi erano Federico ed Elena? Erano miei amici». La voce di Tiziano Nicoletti, avvocato di Luciana e Carlo Beretti, madre e zio di Federico Battistini, autista Clap, morto a 32 anni dopo tredici giorni agonia con il corpo ricoperto dal 70% di ustioni, si incrina. Ed è la voce di Viareggio. Di tutti noi che in quel fazzoletto di quartiere avevamo amici, conoscenti, parenti. La voce di Viareggio che si è vista piombare sui binari una «bomba lanciata a 100 chilometri all’ora, quando la media di velocità del trasporto merci pericolose - è il dato europeo portato dall’avvocato Laura Mara per Medicina democratica - è di 18 chilometri all’ora».

Una velocità affrontata - ha ricordato Nicoletti nella sua discussione incentrata sull’aspetto della manutenzione dell’assile arrivato dalla Germania - montando un assile del quale «nessuno dell’officina tedesca Jungenthal sa che tipo di assile sia. Quell’assile è un pezzo unico, rarissismo come un oggetto dipinto a mano, manomesso ed adattato nelle sue dimensioni proprio nei raggi di raccordo, per farlo assomigliare ad un assile della famiglia 75.2. Ma non ha famiglia. Tant’è che vi è un coperchio Obb, Ferrovie austriache, ma non è austriaco. Il disegno non serve, ci ha detto in quest’aula il consulente dei difensori Igo Poschman: perché non esiste il disegno della sala 98331!».

Una famiglia ce l’aveva, invece, Federico Battistini. Sposato da quattro anni con Elena Iacopini, 32 anni, morta nel disastro, «volevano dei figli da lì a poco», ha ricordato l’avvocato. La famiglia di Elena non c’è più: i genitori Emanuela Milazzo e Mauro Iacopini sono stati travolti da macerie e fuoco. I genitori di Federico e le sue sorelle lo piangono da sette anni come fosse il primo giorno. E la madre Luciana non ha mancato un giorno del lungo cammino verso la giustizia. «Ad ogni squillo di telefono in quei giorni sobbalzavo, anche se vivevo praticamente in ospedale. E ancora oggi sobbalzo», ha deposto in aula Luciana Beretti. E le sue parole sono risuonate ieri in aula, riproposte a tutti da Tiziano Nicoletti (legale anche della zia di Sara Orsi). Il quale, rivolto ai giudici del Collegio ha concluso: «Non vi invidio: ci vorrà coraggio». A decidere chi siano i colpevoli di un disastro ferroviario da trentadue morti che corre dall’Italia all’Europa e viceversa. A decidere per quali responsabilità del sistema ferroviario portato alla sbarra Federico Battistini «ha trascorso quattordici giorni tra la vita e la morte, lucido, con ustioni sul 70% del corpo, pensando alla moglie già morta». A decidere quale risposta dare a Luciana «che sopravvive pensando ogni giorno a quel figlio che non ha toccato più neppure da morto».

Donatella Francesconi

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