«Mamma, non mi sono fatta niente»
L’ultima telefonata di Emanuela Menichetti dal Pronto soccorso del Versilia
VIAREGGIO. In sette anni ha imparato a conoscerla tutta Italia. Perché sua madre un giorno si è appesa al collo la foto di quella ragazza strappata alla vita in una sera di prima estate, in casa, mentre giocava a carte con l’amica di sempre, Sara Orsi, 24 anni, un’attività da avviare insieme per entrare nelle vita da adulte. «Mamma, non ti preoccupare, c’è stato un incidente ma non mi sono fatta niente...»: Emanuela parla con Daniela Rombi, appena tornata a Torre del Lago da una vacanza. Ed i pensieri di madre sono quelli di sempre: la macchina il motorino, in giro la notte... «Mamma, è esploso un treno...». Ma i treni non esplodono - è il pensiero di quegli attimi che Daniela racconta da sette anni -: «I treni deragliano». I treni deragliano - si scoprirà lungo anni di vicenda giudiziaria - se non hanno il dispositivo antisvio e poi esplodono se la cisterna viene squarciata da un elemento dell’infrastruttura perché «la rete ferroviaria non è una tavola da biliardo», per dirla con le parole dell’avvocato Armando D’Apote, difensore di Fs e di Mauro Moretti che all’epoca ne era l’amministratore delegato.
«Quando c’è un incidente sembra che caschi il mondo», dichiara Moretti nel corso di un’audizione in Senato. «È successa una cosa che non dovrà mai più accadere. Se la sede ferroviaria non è un biliardo, non bisogna farci circolare sopra delle bombe», è la replica a Ferrovie dalla voce di Claudio Menichetti, padre Emanuela, ascoltato in aula come testimone. E non c’è altro da aggiungere. Se non le parole della moglie Daniela: «Per mesi e mesi dopo la morte di Emanuela ho apparecchiato per tre persone...E dall'agosto 2009 non ho più cucinato le bracioline fritte con gli zucchini fritti», il piatto preferito di Emanuela, «che come le fa mamma non ce n'è». Anche Rombi ha affrontato l’aula, in un’udienza agghiacciante come lo è lo strappo violento tra una madre ed il proprio figlio.
«C'è un dovere morale cui nessuno può sottrarsi. Tutti quanti, qualsiasi siano il ruolo e le responsabilità, devono porsi domande e cercare risposte»: indimenticabili e attualissime, il giorno dopo le richieste di condanne formulate dalla Procura di Lucca per i trentatre imputati, le parole di Valentina Menichetti, oggi madre anche lei, ma l’8 settembre 2009 sorella di Emanuela sepolta da un mese. Ad ascoltarla, a Bruxelles, c’erano i politici e lo stesso Mauro Moretti. Premiato ieri al Quirinale. (d.f.)
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