Italia
Strage di Viareggio: «Quell’assile andava fermato»
Continua oggi e domani la requisitoria dei pubblici ministeri Lo sguardo dei pm si sposta sulle responsabilità italiane
VIAREGGIO. Ancora due giorni di udienza, per il processo al disastro ferroviario di Viareggio, dedicati alla requisitoria della Procura di Lucca che vede impegnati i sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Sono le ragioni dell’accusa, forti di tre anni di indagini (ieri era Procuratore capo Aldo Cicala, oggi è appena arrivato Pietro Suchan che non ha mancato l’appuntamento con l’aula del Polo fieristico di Lucca, indossando la toga per tutto il tempo che è rimasto seduto al fianco dei due pm). Indagini che hanno attraversato quell’Europa - è stato ricordato e sottolineato nell’udienza di lunedì - che due anno prima di Viareggio aveva lanciato un allarme tanto circostanziato quanto inascoltato. Salvo poi corre ai ripari tutto insieme, a disastro di Viareggio avvenuto, con il suo carico di trentadue vittime. Che è come il detto napoletano ricordato in aula da Giuseppe Amodeo: «Santa Chiara, ropp’arrubbata, facetter ‘e porte ‘e fierro». Ovvero, dopo il saccheggio alla Basilica di Santa Chiara misero i cancelli.
Oggi l’attenzione dei pm si sposterà in casa, in quell’Italia che vede sul banco degli imputati gli ex amministratori delegati del Gruppo Fs (Mauro Moretti) e delle sue azienda (Vincenzo Soprano per Trenitalia e Michele Mario Elia per Rfi), ma anche amministratore delegato e dipendenti dell’officina Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova).
Un tasto, quello di Cima, già toccato in parte da Salvatore Giannino nell’udienza di lunedì: «Cima sapeva da dove arrivava quell'assile. Che fa l'ingegnere corrente? Controlla qualche documento». E qui il pm ha mostrato il documento rinvenuto nell’officina italiana che elenca officine abilitate a fare manutenzione Is2 (ultrasuoni). Bene: la Jungenthal non ha barrata la casella di questa abilitazione. «Cima prende un pezzo rilevante per la sicurezza, da montare sotto un carro che porta 45 tonnellate di Gpl, vede che non è “patentata” - sono le parole del Pm - e non si chiede perché. Prende il pezzo da un’officina tedesca che non poteva mandarglielo perché aveva il “libretto” scaduto e lo monta sotto il carro». Mentre «quell’assile andava fermato».
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