«Mercato in ripresa ma serve unità»
Balducci (Gruppo Overmarine): assumeremo ancora
INVIATO A CANNES. «Il mercato italiano ha finalmente ripreso vigore. Gli anni della crisi sono stati duri, gli ordinativi interni si sono praticamente azzerati, eppure siamo riusciti a sopravvivere e a dare impiego a tantissime persone. Abbiamo lavorato bene e i nostri prodotti sono stati molto apprezzati all'estero. Il made in Italy è sinonimo di grande qualità in tutto il mondo. Se fossimo più uniti, come ad esempio lo sono i francesi, riusciremmo a fare grandi cose».
Maurizio Balducci, l'amministratore delegato del gruppo Overmarine, cammina sul suo Mangusta Oceano 42 esposto al Salone nautico di Cannes. È la nuova bellissima barca prodotta dall’azienda viareggina, anche se nella Darsena pisana, dove è stata varata lo scorso 4 giugno. Ne sono state già vendute due. «Questo è il salone principale - racconta Balducci durante il tour dello splendido yacht, indicando l'enorme monitor ricurvo - e lo abbiamo concepito come sala cinematografica. C'è anche la Playstation per i più piccoli».
Il mercato ora è in crescita. Siete riusciti a sopravvivere alla grande crisi.
«I nostri cantieri sono sopravvissuti alla crisi del 2008 lavorando solo con l'estero, basti pensare al mercato italiano sceso per noi dal 55% al 3% del fatturato. Abbiamo mantenuto i cantieri aperti, non abbiamo fatto un'ora di cassa integrazione. Negli ultimi due anni abbiamo assistito comunque a dei segnali di ripresa».
Avete assunto nuova forza lavoro?
«Una decina di operai anche nell'ultimo anno. Ne assumeremo altri anche fra il 2016 e il 2017 fra Viareggio, Pisa e Massa. Non è facile trovare operai specializzati, quindi ce li formeremo all'interno. Mi piacciono i giovani e io punto moltissimo su di loro».
Alcuni produttori italiani come Azimut Benetti e Ferretti sono qui a Cannes e non saranno al Salone di Genova. Sono usciti in polemica da Ucina (Confindustria Nautica) fondando Nautica italiana. Cosa ne pensa?
«A mio parere hanno fatto male a uscire, perché se restassimo tutti uniti potremmo realizzare veramente grandi cose. I francesi, ad esempio, in questo sono bravissimi. Sanno vendersi in modo fantastico. Dovremmo prendere spunto da loro, che riuscirebbero a promuovere il nulla. Noi invece siamo spesso divisi e le nostre eccellenze vengono penalizzate. Credo comunque che quello di Genova possa essere un ottimo salone, in Italia c'è molta voglia di fare impresa».
All'inizio dell'anno avete venduto la dodicesima unità della Mangusta 165, il record del mondo per i 50 metri di questa tipologia.
«Sì, è stata una barca riuscitissima. Una linea di produzione continua per Viareggio dal 2007 al 2017. Per realizzarla occorrono circa due anni e in questo lasso di tempo il processo di costruzione impegna 200 persone. Ma ognuna è un pezzo unico».
Una barca così quanto costa? E l'Oceano 42 che prezzo di listino ha?
«Il prezzo di listino è di 30 milioni di euro per il Mangusta 165 e di 23 milioni per l'Oceano 42. La differenza la fanno soprattutto i motori. Il Mangusta 165 è una barca di 50 metri che può viaggiare fino a 40 nodi. Sono quasi 75 chilometri orari, va molto veloce. Noi ci siamo specializzati in questo, anche se l'Oceano 42 rappresenta una nuova frontiera, visto che la nostra azienda vuole espandersi».
Ora che il mercato è in ripresa, la nautica italiana e toscana può recitare ancor di più un ruolo da protagonista?
«La nautica toscana è sinonimo di qualità, è vero, ma i competitor sono molto agguerriti. Al mondo non ci siamo solo noi: non dobbiamo dimenticarcelo. Spesso, inoltre, la qualità la esportiamo, visto che gli italiani vanno anche a lavorare all'estero. Ciò nonostante il mercato è in ripresa e possiamo sicuramente continuare a fare grandi cose, puntando sull'innovazione e qualità dei nostri prodotti».
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