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Domani il fosso Farabola sarà liberato dalle alghe

Domani il fosso Farabola sarà liberato dalle alghe

Risolutiva la riunione tecnica convocata dal Consorzio di bonifica: sarà alzata la paratoia che divide la foce del corso d’acqua dal mare

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VIAREGGIO. Via le alghe da fosso Farabola. L’intervento sarà fatto domani: appena l’Arpat di Versilia-Massaciuccoli fornirà al Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord il via libera definitivo indispensabile per avviare le operazioni, i tecnici dell’ente consortile alzeranno la paratoia che divide la foce del fosso dal mare. Approfittando dell’alta marea, l’afflusso dell’acqua marina dentro il corso d’acqua permetterà, secondo la valutazione ambientale elaborata dagli esperti, di creare rapidamente, all’interno dell’alveo, un habitat incompatibile con la sopravvivenza delle alghe presenti.

Constatato che proprio per le caratteristiche delle alghe (formate da microscopici organismi vegetali) non era materialmente possibile procedere alla loro rimozione manuale (come invece era stato già fatto in casi simili, come per esempio per la Fossa dell'Abate), è questa la strategia che ieri mattina è stata condivisa nella sede del Consorzio di Bonifica alla Migliarina, durante il tavolo convocato in via d’urgenza proprio dall'Ente consortile per stabilire il da farsi per risolvere la criticità registrata sul Fosso Farabola. Qui, in questi giorni, si è verificata una fioritura algale dalle caratteristiche copiose e anomale. Pur non avendo responsabilità dirette sulla questione specifica, il Consorzio si era infatti fatto promotore della costituzione di un tavolo di lavoro, utile a individuare una soluzione sinergica della criticità. All’appuntamento erano stati convocati i soggetti direttamente interessati: ovvero, il Comune di Viareggio, l'Arpat e Sea Risorse. A partecipare è stato l’ente comunale, presente con un funzionario tecnico; il responsabile del settore Versilia-Massaciuccoli di Arpat ha invece inviato una lettera, con la quale ha specificato che le cause della presenza abnorme di alghe sono da imputare, oltre alla presenza di nutrienti, principalmente alla temperatura dell’acqua (decisamente alta) e allo scarso ricambio nel flusso del rio.

A conclusione dello studio portato avanti sugli organismi vegetali presenti, l'Agenzia regionale ha potuto indicare, nella sua missiva, che «si tratta di organismi di acqua dolce, che se entrano in contatto con acque marine o di transizione, non sono in grado di sopravvivere». Da qui la decisione del tavolo di lavoro di procedere con l'innalzamento della paratia della foce, per far defluire quell’acqua marina che abbasserà la temperatura e provocherà una naturale conclusione del fenomeno algale.

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