Il Tirreno

Versilia

Sangue all’alba in Darsena: la lite scoppiata nel kebab

di Donatella Francesconi
Sangue all’alba in Darsena: la lite scoppiata nel kebab

Commercianti esasperati chiedono più controlli sui locali degli stranieri «Ci alziamo nel cuore della notte per aprire i bar e questo è quello che viviamo»

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VIAREGGIO. Sangue sul marciapiede di via Coppino, alle cinque di ieri mattina, sotto gli occhi sgomenti e spaventati delle prime attività commerciali a tirare su la saracinesca per i caffè di chi va al lavoro presto. La lite è scoppiata al locale che vende kebab. Stessa gestione del fasto food a tutto pollo. Prima si sono sentite le grida, è la ricostruzione dei testimoni, poi si sono visti i gestori del kebab tirare via dallo spazio davanti al locale i tavolini e le sedie di plastica.

Nel frattempo le grida sono continuate fino al “chiamate un’ambulanza, presto!”, mentre il sangue scorreva lungo un bel tratto di marciapiede, imbrattando anche la saracinesca del ristorante “Da Miro”. «Ad un certo punto - raccontano i testimoni - abbiamo chiamato i carabinieri che ci hanno detto che sul posto c’era già la polizia. Ma fino ad un attimo prima, in realtà, non c’era proprio nessuno». Come si vede nelle foto fornite al “Tirreno” da chi ha assistito alla scena, in via Coppino sono intervenuti anche i militari delle “Folgore”, impegnati da mesi in un’operazione “Strade sicure” che di sicuro ha solo il ripetersi degli episodi di violenza tra le decine di stranieri magrebini presenti a Viareggio. Così che - commentano i cittadini - «vedere i militari imbracciare armi da guerra sulle strade teatro di accoltellamenti e “abbottigliamenti” sembra tanto spropositato da apparire perfino inefficace».

Certo è che anche gli stessi appartenenti alle forze di polizia che, notte dopo notte, affrontano il clima da guerriglia permanente sono esausti dopo un’estate che non ha dato tregua. Tanto che nella notte tra lunedì e martedì uno straniero è stato ferito in pineta di Ponete, probabilmente da un connazionale, nella zona del Trocadero. L’arma utilizzata è la solita bottiglia spezzata, il ferito ne avrà per una settimana dopo le cure mediche cui è stato sottoposto al Pronto soccorso dell’ospedale Versilia.

Il clima in città, intanto, è sempre più esasperato. E colpisce il silenzio della politica tutta, eccezion fatta per Massimiliano Baldini (Movimento cittadini) e Alessandro Santini (Forza Italia). Che ne pensa l’ex presidente della commissione sociale del consiglio comunale, Gabriele Tomei, profondo conoscitore del mondo dell’immigrazione, fautore dell’accoglienza da parte dell’amministrazione Del Ghingaro, collaboratore di cooperative sociali? Possibile, insomma, che si sia passati in dieci anni dai “pasdaran” della “Lisca” al silenzio totale? L’Arci non ha niente da dire? E il Pd?

In questi giorni si sono sentiti solo i commercianti, dopo l’episodio vissuto dai gestori e dagli ospiti dell’hotel Firenze. La richiesta è tutta per il Prefetto: convocazione urgente del Comitato per l’ordine e la sicurezza alla presenza delle categorie. Forse meglio sarebbe alla presenza degli stessi commercianti: «Mi alzo alla quattro e vado ad aprire il bar alle cinque», racconta uno di loro, «ma devo stare con la saracinesca abbassata perché non so mai cosa può accadere intorno, e così perdo quei clienti che non sanno che nonostante l’apparente chiusura devono bussare per entrare. Così non si può lavorare e neppure vivere. Qualcuno deve fare qualcosa. Viareggio non può essere lasciata morire così. Non lo merita».

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