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Versilia

Trenta milioni di tasse evase ma nessuno (per ora) le incassa

Trenta milioni di tasse evase ma nessuno (per ora) le incassa

Appello dell’ex sindaco Del Ghingaro al commissario Stelo per sbloccare i servizi di riscossione della neonata società I care: «Senza quei soldi c’è il rischio di dover aumentare le imposte»

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VIAREGGIO. Da una parte ci sono trenta milioni di euro di tasse e tariffe evase dai viareggini in 5 anni che contribuiscono, se pur parzialmente si intende, ad appesantire la gravissima situazione finanziaria del Comune di Viareggio in dissesto. Dall’altra una società pubblica, l’ex Azienda speciale pluriservizi, oggi I Care, incaricata dal Comune - con tanto di trasferimento di personale (35 impiegati e funzionari) - di riscuotere le imposte, comprese quelle evase in passato, che però non riesce a fare questo lavoro. Benvenuti a Viareggio nell’era dei conti che non tornano. E delle situazioni che rischiano di esplodere se, dopo anni «di totale inefficienza» come la definisce l’ex sindaco Giorgio Del Ghingaro, non si prenderanno provvedimenti.

La maxi evasione. Il tema è di nuovo quello della riscossione delle tasse in città, riproposto da una lunga lettera dell’ex sindaco Giorgio Del Ghingaro indirizzata al commissario Fabrizio Stelo, al presidente di I Care srl Moreno Pagnini, a Giancarlo Verde del Ministero delle Finanze e a Maria Savini, presidente dell’Osl (organismo straordinario di liquidazione). Riscossione sia delle imposte dell’anno corrente, ma anche quelle delle precedenti annualità mai pagate da circa il 30% dei contribuenti viareggini. Trenta milioni di euro, appunto, da riscuotere, almeno in parte, per far quadrare i bilanci della città senza rimettere le mani nelle tasche dei cittadini come sottolinea con forza Del Ghingaro. Ma, come talvolta succede, c’è un’inghippo.

I Care in stallo. A chiedere quei soldi ai viareggini doveva essere, nelle intenzioni del Comune prima della sentenza del Tar sulle elezioni del giugno 2015 che ha messo a casa Del Ghingaro e ha aperto le porte al commissario Stelo, I Care appunto. In virtù di un contratto - non ancora siglato - con Anci Innovazione nell’ambito del progetto “Tributi in Toscana”. Il Tar, come detto, ha fatto però piazza pulita dell’amministrazione e delle sue intenzioni, nonostante il lavoro già avviato in I Care dal consulente di Anci Innovazione Cesare Cava. E con la nuova gestione commissariale del Comune sono stati avviati alcuni accertamenti sulla procedura di affidamento dei servizi di riscossione. Perché? Intanto c’è bisogno di una autorizzazione (tramite l’assemblea dei soci) perché la società I Care possa farsi carico di un impegno finanziario superiore ai 500mila euro verso terzi. E nello specifico l’aggio che potrebbe finire nelle casse di Anci Innovazione ammonta a 900.000 euro. In secondo luogo, come già rilevato a suo tempo dal collegio dei revisori dei conti del Comune, poichè Viareggio è al dissesto occorre accertare che il contratto con Anci Innovazione sia effettivamente quello economicamente più vantaggioso.

I rischi per la città. Morale della favola? I viareggini “virtuosi”, che per fortuna sono la maggioranza, pagano lo stipendio a dipendenti pubblici (gli ex della Viareggio Patrimonio) per fare un lavoro che in realtà non viene fatto dato che il contratto I Care - Anci Innovazione è in stallo. E questo stallo rischia di gravare, guarda caso, di nuovo sulle tasche di quelli viareggini che pagano dato che se non si procede al recupero almeno parziale dell’evasione saltano i conti di bilancio e rischia di configurarsi la necessità di aumentare tasse e tariffe per farli tornare.

L’appello. E sono questi i rischi di cui l’ex sindaco ieri, in una lunga lettera, ha parlato al commissario difendendo le scelte fatte per «individuare le giuste e proficue forme per reperire nuove entrate, senza aggravare la situazione tributaria già di per sé complicata dei cittadini - scrive Del Ghingaro - Tali introiti, sono stati inseriti tra le voci in entrata del bilancio preventivo 2016. Di conseguenza, appare evidente l'urgenza di provvedere nell'impostare una nuova e seria riscossione, al fine di evitare che si possano verificare buchi di bilancio, come avvenuto nelle gestioni precedenti alla nostra, che potrebbero comportare quanto accaduto ad altri Enti che, sulla via di uscita da un dissesto, vi ci sono rientrati in ragione di una riscossione mal gestita».

Valentina Landucci

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