Il presidio
Il prete pacifista mette alla porta gli alpini al funerale
Gli amici del defunto chiedono di recitare una preghiera ritenuta non conforme alla fede cattolica dal 1972
VIAREGGIO. «Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra millenaria civiltà cristiana», una frase bandita dalle chiese che scatena l’inferno a Bicchio. Il prete, Don Graziano Raschioni, si è rifiutato di far recitare agli alpini durante un funerale la cosiddetta “preghiera dell’alpino”, che contiene la fatale frase, ritenuta “non conforme” ai principi della chiesa cattolica, tanto che li ha praticamente messi alla porta. Un affronto che ha fatto sorgere un forte sdegno nei familiari e negli amici del defunto che si sono sentiti praticamente “cacciati” via dalla chiesa.
«Il prete ci ha detto che non voleva cappelli del corpo né tantomeno la preghiera degli alpini - hanno tuonato da Facebook - Ci ha detto che fuori dalla chiesa c’è un campo: se volevamo potevamo recitarla là. Abbiamo omaggiato il nostro amico praticamente in strada - hanno raccontato - Ci ha scacciati dalla chiesa perché volevamo onorarlo con una preghiera a lui tanto cara. Non ci sono parole, siamo molto amareggiati».
Il prete conferma in parte la versione ma sottolinea un fatto importante: «Prima della celebrazione funebre, i commilitoni avevano espresso la volontà di recitare quella preghiera, una preghiera che è stata ritenuta discordante con il dettato evangelico nel 1972, per questo motivo è stata cambiata e quindi non può essere recitata in chiesa in quella versione ma solo in quella riveduta e corretta post-72».
Tale preghiera infatti viene ripetuta dagli alpini in congedo iscritti all’Ana (Associazione Nazionale Alpini) e in una frase ci sarebbero dei riferimenti che si allontanano dalla fede: “rendi forti le nostre armi - recitava l’inno sacro nella sua stesura originale - contro chiunque minacci la nostra millenaria civiltà cristiana”.
Nel 1972, quindi, su proposta di monsignor Parisio, cappellano capo del 4° Corpo d’Armata alpino, e successivamente nel 1985, la frase della preghiera viene modificata prima in “rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana” e poi di nuovo in “rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera”. Il testo veniva definitivamente approvato il 15 dicembre 1985. Infine, un’ultima modifica è stata recentemente apportata dall’Ordinariato Militare all’ultima frase che è diventata: “Tu benedici e proteggi i nostri Battaglioni e le nostre compagnie”.
«La prima versione - racconta il parroco - può essere utilizzata comunque solo nei raduni e mai in chiesa. La nuova invece si può recitare anche durante le celebrazioni in chiesa. Io ho semplicemente chiesto di rispettare questo dettato. Li ho chiamati in sagrestia per dire loro come fare e per tutta risposta lo sono stati poco dialoganti con me ed erano anche piuttosto alterati: hanno insistito per voler recitare quella frase. Io non li ho cacciati, a un mio rifiuto hanno deciso da soli di uscire dalla chiesa: un gesto offensivo nei confronti miei, del defunto e della stessa associazione degli alpini».
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