Impianti sportivi, ultimo atto «Non ce la facciamo più»
Il grido dei gestori del Centro “Luciano Martini” all’ex Campo d’Aviazione Dopo quello della Uisp che ha chiuso alcune attività storiche del Centro Polo
VIAREGGIO. È un grido disperato quello che arriva dal Centro sportivo di via Filzi, all’ex Campo d’Aviazione, a ruota sull’annuncio del presidente Uisp, Andrea Strambi, della chiusura di alcune attività nella struttura al Marco Polo che l’associazione sportive gestisce. «Dopo Strambi parliamo anche noi», è la voce di Laura Domenici, figlia di Marino che la struttura di via Filzi gestisce da 25 anni. Senza avere mai avuto un contributo pubblico, anzi pagando un canone prima al Comune e poi alla Viareggio Patrimonio che ha avuto in gestione stadio dei Pini, stadio Ferracci, il Centro sportivo della Migliarina, il bocciodromo “Sandro Pertini”, la palestra “Dorando Petri”, ed il Centro sportivo “Vasco Zappelli” dove i piccoli atleti della Spv si apprestano ad affrontare una stagione di docce gelate, perché nessuno effettua l’intervento di riparazione necessario.
Il bando per i comodati di anno, rinnovabili per altri dodici mesi, è pronto: domani o al massimo lunedì sarà all’Albo del Comune come voluto dal commissario Fabrizio Stelo che ha impresso una accelerata alla vicenda fin troppo trascinata. I gestori si accollano gli impianti, garantendo manutenzione ordinaria e straordinaria, senza che l’Ente pubblico in dissesto possa accollarsi un euro di spesa.
«I lavori fin qui ce li siamo accollati - ricorda Laura Domenici insieme al padre - a storno dei canoni per i quali mancavano i pagamenti sempre più difficili. Perché ci sono stata affidate attività che prevedevano un canone da pagare, ma un’attività che imprenditorialmente non regge sulle tariffe fissate dall’amministrazione comunale». Insomma: «Non c’era margine».
Così anche i gestori del centro sportivo “Luciano Martini” si sono caricati un mutuo ancora da pagare per far fronte a quella attività che ormai era diventata una ragione di vita e un’impegno con la collettività. Senza che nessuna amministrazione abbia dato una frenata a quanto stava accadendo, anche per proteggere le associazioni cui gli impianti cittadini erano affidati. «Il Comune - sottolinea a ragione Laura Domenici - non ha mai supervisionato quella che era un'attività sociale». Certo - aggiunge la donna - «è vero che noi le chiavi non le abbiamo mai riportate alla Patrimonio, come ci siamo sentiti dire. Ma abbiamo garantito un servizio alla città».
Oggi che i«piove nel bar, piove negli spogliatoio» e ci sarebbe bisogno di altri lavori, arriva un comodato per un anno: «Già solo il codice civile - ricorda la figlia del gestore - mi dice che un intervento da ventimila euro non lo ammortizzi in un anno, ne servono cinque. Per andare in pari non mi puoi affidare una cosa così: il Comune non ha soldi? Allora che ci mandi un dipendente comunale a pulire la piazza che è comunale e a fare il custode».
L’impianto di via Filzi a un campo di calcio a 11, due di calcetto a 5, tre campi da tennis con una gran scuola estiva, il pattinaggio con la squadra che miete successi, e fino ad oggi ha curato anche il campo destinato agli allenamenti del rugby: «Ora però, non capendo come poterlo gestire, non ci facciamo più attività», concludono amareggiati i gestori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
