A Villa Carmen si parla di emigranti sulle note di Piazzolla
Venerdì 26 a Viareggio una serata dedicata a chi lascia la propria terra per cercare avventura altrove. Musica e testi come filo conduttore
VIAREGGIO. Si lascia la propria terra per molti motivi: dall'ansia di libertà, alla fuga per la salvezza, dalla voglia di una nuova opportunità alla necessità di sopravvivere. Il bagaglio indispensabile è costituito dal coraggio ma anche dalla intima, profonda speranza che al di là dei campi inariditi dalla siccità, al di là di regimi assassini, al di là del deserto padroneggiato dai commercianti di vite e del mare mai visto prima, ci sia il migliore dei mondi possibili. In un momento storico in cui il fenomeno migratorio è uno dei perni - volenti o nolenti - della nostra quotidianità, l'appuntamento di questa sera (ore 21) si preannuncia quantomai interessante per vivere una notte costellata dalle emozioni forti e coinvolgenti che solo la musica e la recitazione possono dare.
Nella splendida cornice di Villa Carmen a Viareggio (via Veneto 338) si terrà infatti l'ultimo incontro del cartellone estivo dell'associazione "Carmensito" che - grazie alla collaborazione del museo del Risorgimento e del museo "Paolo Cresci" per la storia dell'emigrazione di Lucca - sarà interamente dedicato ai milioni di italiani che se ne sono andati fra ottocento e novecento contribuendo alla creazione di società e culture originali e dense di energia vitale.
Nella prima parte della serata - dal titolo "In viaggio verso una vita nuova" - verrà dato spazio alle parole di chi fu costretto ad andarsene con la lettura scenica di Valeriano Pellegrini accompagnato dal vivo dalla musica di Patrizia Pieraccini al pianoforte.
Incentrata invece sulla musica la seconda parte, con il coinvolgente concerto di Walter Giannarelli alla fisarmonica e Franco Casabianca alla chitarra che si esibiranno in un omaggio a Astor Piazzolla e Richard Galliano, entrambi discendenti di emigranti italiani (per l'uno in Argentina e per l'altro in Francia). Le loro straordinarie musiche, così amate e irresistibili per il pubblico, rappresentano proprio il risultato di quel processo di fusione innescato grazie ai migranti, capace di unire tanti mondi musicali diversi - da quelli tradizionali al jazz.
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