Il Tirreno

Versilia

Quando la Versilia era la regina del calciomercato

di LUCA BASILE
Quando la Versilia era la regina del calciomercato

Con Galliani, Moratti e gli altri presidenti in vacanza era questo il luogo delle trattative e degli annunci clou

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di LUCA BASILE

Quando “eravamo i re” del calciomercato, Alexandre Pato, il nuovo fenomeno del calcio mondiale – poi non rivelatosi tale, ma questa è un’altra storia – planò direttamente da Porto Alegre, Brasile, in terra di Versilia. Ad accoglierlo, davanti al Grand Hotel Imperiale di Forte dei Marmi, il gran cerimoniere di una delle operazioni mediatiche più riuscite dell’ultimo decennio: l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. Telecamere, obiettivi, ressa, isterie: tutti intorno a un diciassettenne con l’apparecchio in bocca e i brufoli a puntellare il volto, dal fisico acerbo e lo sguardo da bambino cresciuto troppo in fretta. Quello sguardo che avrebbe poi fatto invaghire Barbara Berlusconi, ma anche questa è un’altra storia.

Era il 5 agosto del 2007. Oggi, nove anni dopo, la Versilia e Forte dei Marmi, più che re sono tornati sudditi: le spiagge sono più o meno affollate come da rituale per ferragosto e dintorni, i vacanzieri fanno tappe brevissime concentrando le ferie in pochi giorni e di sportivi a giro ce ne sono sempre meno.

E tutto, ancora una volta, ruota proprio intorno ad Adriano Galliani: era stato lui, dopo una decade di vacanze in Sardegna, a tornare con la famiglia in Versilia, affittando casa nel centro di Forte per poi trasformare come base delle sue trattative di mercato il Bagno Roma Levante di Gherardo Guidi, il proprietario della Capannina. Ed è sempre lui che, nell’estate 2016, quella dei cinesi che comprano il Milan - e l’Inter... - e di conseguenza del suo sempre più probabile ridimensionamento nella società rossonera, ha optato per Ibiza limitandosi a qualche comparsata sul litorale.

Evaporato Galliani, che non parla più, non commenta più, non ammicca più, finito il calciomercato. Niente più Sky con le sue dirette, niente più inviati dei grandi giornali, niente più passerelle ad uso televisivo per le colazioni, i pranzi, le cene e i dopo-cena dei vari direttori sportivi i impegnati a bere e a mangiare e poi a scambiarsi qualche giocatore.

A dire il vero non più tardi di un anno fa, sempre nei giardini vista strada dell’Imperiale, Galliani e il direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini, contrattarono la vendita di Alessio Romagnoli dai giallorossi ai milanisti: venticinque milioni di euro, baci, abbracci e siparietto ad uso telecamere, “ ti fermi a cena? – daje –” “no, torno a Roma, ho un appuntamento domattina presto” e la Versilia viveva di promo ad alto impatto di share turistico.

Ora, non è che tutti, ma proprio tutti, si siano eclissati, è che sembra di assistere alla la caduta dell’impero che fu: ad esempio, Massimo Moratti, che dell’Inter è stato anima e portafoglio di riferimento per anni, si crogiola all’ombra del Bagno Piero di Forte dei Marmi e di calcio e dei suoi nerazzurri parla, oramai, con il tono del saggio distaccato, perché “il danè”, oggi, lo mettono i cinesi e quindi meglio non urtare l’altrui sensibilità. Eppure Moratti aveva fatto firmare a Luis Figo il contratto che lo legò all’Inter, proprio nella sua villa immersa nel verde della Versilia. E al Bagno Piero aveva come vicino di ombrellone Andrea Pirlo, oggi chiamato a rincorrere gli spiccioli, si fa per dire, di una luminosissima carriera, in quel di New York.

C’è poi Enrico Preziosi – sempre al Roma Levante – che però senza il compagno di merende, calcistiche e culinarie, Galliani, sembra avere perso la sua proverbiale verve: il presidente del Genoa, come sempre, ha dato vita ad un vivacissimo calciomercato, ma in Versilia si limita a rilassarsi, a passeggiare in bicicletta e a giocare interminabili partite a carte. Del resto uno dei suoi vicini su spiaggia è Edoardo Garrone, anche lui un ex, visto che fino a pochi anni fa deteneva le quote di maggioranza della Sampdoria e che a Forte dei Marmi, facendo trasalire la bile dei tifosi, alzava i calici al cielo e brindava all’estate con il “nemico” Preziosi.

Più defilato, come da sempre, Urbano Cairo, presidente del Torino, azionista di maggioranza del La7 e anche di Rcs: insomma, uno potente e neanche poco. Che però preferisce starsene rintanato in zona Vittoria Apuana, al Bagno Angelo Levante di Angelo Maccarone: più che di calcio, da queste parti, si occupa di tutto il resto anche se due anni fa, la sua colazione con Galliani, nel centro cittadino, finì sulle pagine della Gazzetta dello sport perché fu occasione per parlare della compra-vendita di Alessio Cerci.

Ma il calcio, che è metafora della vita, vive di cicli, di bagliori e oscurità, di splendori e decadenze: del resto già negli anni Settanta, il presidente dell’Inter Ivanoe Fraizzoli, con Lady Renata, soggiornava all’Hotel Augustus, mentre Gianpiero Boniperti faceva fugace presenza al Franceschi.

Anche Andrea Agnelli, oggi numero uno della Juventus, come da tradizione degli Agnelli, trascorreva le sue vacanze al Forte, ovviamente al Bagno Piero di Roberto Santini che, da cuore nerazzurro, accoglieva con un pizzico di emozione in più anche e soprattutto la banda degli argentini, capitanati da Diego Milito. Poi vennero gli anni di Balotelli e El Shaarawy al Beach Club Versilia, ma insomma non era più la stessa cosa. Più glamour, meno fascino, più caos spontaneo e meno elegante furberia mediatica.

Quando Galliani, alla fine si torna sempre a lui ci confessò – e Il Tirreno, vana gloria, lo scrisse per primo – che il giorno dopo sarebbe volato in Spagna per andare a “prendersi” Ronaldinho, ai quei tempi tesserato con il Barcellona, eravamo in zona Twiga, fra Bobone Vieri che con uno specchio in mano stava in piedi a prendersi tutto il sole possibile, Marcello Lippi che si godeva, ancora, i fasti del post-Mondiale e Alessandro Matri paparazzato con la sua “velina” Federica accanto, mentre a poche decine di metri si rilassava Clarence Seedorf con tutta la famiglia al gran completo. E guai a disturbarlo, mister Clarence, perché con un’occhiataccia il personale nerboruto ti spediva a venti metri di distanza.

Un’epoca è dunque ai titoli di coda? Probabile, ma non è detto, chissà mai che i cinesi... e poi: Tommaso Giulini, presidente del Cagliari e Fabrizio Corsi, cuore e anima dell’Empoli , sul litorale si fanno vedere, ma è tutto più sfumato, sobrio, meno eclatante. Che non significa peggio, ma semplicemente diverso. Perché quando eravamo i re, Galliani - rieccolo - convocava Carletto Ancelotti a Forte dei Marmi e nella sua villetta presa in affitto dall’amico Preziosi, catechizzava bonariamente il tecnico di Reggiolo dopo un sonoro cinque a zero rimediato in un’amichevole estiva. E fuori, sulla strada, ad attenderli c’era il solito plotoncino di giornalisti e telecamere con i vigili chiamati a fare spazio. E quando Galliani e Ancelotti, andarono incontro alla ressa mediatica, furono sorrisi e buoni propositi ad uso piccolo schermo. Poi il Milan vinse di nuovo la Champions e il duo, supportato da Ernesto Bronzetti, il potente uomo-mercato in terra iberica, scomparso di recente, portarono la coppa al Twiga, la misero in una teca per poi cominciare ad intonare “i migliori anni della nostra vita”. Era ancora il 2007: nove anni fa. Sembra un secolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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