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Versilia

Sanità, paga la visita per errore ma la Asl non le rimborsa il ticket

di Matteo Tuccini
Sanità, paga la visita per errore ma la Asl non le rimborsa il ticket

La paziente ha l’esenzione: non se ne sono accorti. Due mesi fa la richiesta e ancora oggi Domenica non ha ricevuto risposta

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VIAREGGIO. «Io l’ho detto e l’ho ripetuto più volte in ospedale: non dovevo pagare quella visita medica, come non pago altri esami. Ho l’esenzione, io. Ma loro hanno insistito. Così alla fine ho versato i ventidue euro che hanno preteso. E nonostante abbia chiesto il rimborso quasi due mesi fa, non li ho ancora rivisti».

La viareggina Domenica Caltabiano, ex dipendente pubblica in pensione, racconta così la sua disavventura con il sistema sanitario. Disavventura che l’ha portata a bussare a diverse porte dell’Asl. «Ma senza ottenere risposta - spiega - Non dico di non aver trovato funzionari anche gentili, ma non sono ancora riuscita ad ottenere ciò che mi spetta. E cioè il rimborso di quanto pagato ingiustamente. Per questo motivo ho deciso di rendere pubblica la mia vicenda. E non lo faccio per la somma, visto e considerato che ventidue euro non cambiano la vita di nessuno. Tantomeno la mia».

Tutto nasce a giugno, quando la donna deve sottoporsi a una visita anestesiologica. «La prescrizione me l’ha fatta il mio medico curante - spiega - che sa benissimo della mia esenzione per motivi di reddito».

L’attestato, con relativo codice, è quello chiamato E01: indica i cittadini di età inferiore ai 6 anni o superiore ai 65, che appartengono a un nucleo familiare con reddito inferiore ai 36.151,98 euro. Il beneficio tutela le famiglie che hanno meno possibilità economiche. E che, grazie a questo sistema possono accedere ai servizi sanitari, senza pagare il ticket.

Secondo la paziente, l’errore viene fatto non dal medico di famiglia. Ma dal personale dell’ospedale Versilia, dove questa visita doveva essere svolta.

«Il personale sanitario - spiega - sembrava non essersi accorto del codice di esenzione. Quando ho fatto presente loro che non dovevo pagare, hanno replicato che invece era necessario che lo facessi. Ne abbiamo discusso un po’, poi ho pensato che non fosse il caso di andare oltre. A quel punto ho versato i ventidue euro richiesti, sperando che magari avrei ottenuto il rimborso».

Ed è proprio per questa richiesta che la donna si è rivolta ancora all’Asl. «Sono andata in diversi uffici dell’azienda sanitaria - spiega - alcune operatrici hanno ammesso l’errore. E mi hanno spiegato che avrei riottenuto i soldi. Ma sono passati quasi due mesi, e non ho visto ancora niente. Ecco perché ho deciso di rivolgermi al Tirreno. Non voglio far fare brutte figure a nessuno, anche perché - lo ripeto - ci sono funzionarie gentili che hanno capito il problema. Però se c’è stato un disservizio, e nessuno lo corregge, bisognerà che qualcuno intervenga. Non è una gran cifra, lo so, e non lo faccio per quello. Ma perché sia fatta giustizia».

L’Asl, interpellata dopo la protesta, ha chiesto tempo per verificare la situazione della paziente. Ma ha ribadito che «come sempre avviene in questi casi, se c’è stato un errore, e la signora ha pagato un esame quando non doveva farlo, è necessario rimediare. Rimborsando la paziente come richiesto da lei stessa. Invitiamo la signora a rivolgersi nuovamente ai nostri uffici, per chiarire definitivamente la questione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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