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Buratti: difendo l’idea di affittare un fondo di Palazzo Quartieri
FORTE DEI MARMI. «La locazione di un fondo a Palazzo Quartieri per consentire di completare la ristrutturazione dell’immobile, non solo a costo zero per l'Ente, ma ricavando un utile da destinare ad...
FORTE DEI MARMI. «La locazione di un fondo a Palazzo Quartieri per consentire di completare la ristrutturazione dell’immobile, non solo a costo zero per l'Ente, ma ricavando un utile da destinare ad uso pubblico, è un progetto in cui ho creduto e in cui continuo a credere. Di questo mi assumo tutta la responsabilità». Inizia così la lunga lettera con cui sindaco Umberto Buratti dà la sua versione dei fatti nella vicenda relativa al progetto di affittare una parte di Palazzo Quartieri all’imprenditore Luca Caprai. «Si ricorderà - prosegue il sindaco - come, dopo una serie di dibattiti e incontri partecipativi, abbiamo deciso di mettere a reddito una parte del pianterreno, esattamente la superficie piano terra lato monte. Un intento, che rivendico totalmente e che è condiviso da moltissime città italiane (vedi il restauro del Colosseo ad opera di Della Valle), ma soprattutto incentivato dal Governo. Dopo il primo bando, andato deserto, il secondo se lo è aggiudicato il signor Luca Caprai, che va precisato, in questo caso non rappresentava la griffe Cruciani, dato che nel fondo di Palazzo Quartieri avrebbe dovuto aprire con un suo marchio specifico. Da quel momento, pur spiegando bene che l'intero Palazzo, ad eccezione del fondo riservato a Caprai, sarebbe tornato ad uso pubblico (con la biblioteca al pianterreno e la sala lettura al primo piano, gli uffici di rappresentanza del Comune sempre al piano superiore e un’ulteriore sede per la cultura), da parte di un gruppo di cittadini è partita un'agguerrita campagna contro il progetto».
A luglio la svolta. Caprai chiede un incontro con l'amministrazione in cui l'avvocato dell’imprenditore comunica di voler far valere la nullità del contratto (e del procedimento) per difetto originario dell'autorizzazione alla locazione (la richiesta alla Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio avanzata solo il 7 aprile). Da qui le proposte avanzate dall’avvocato di Caprai: risoluzione del contratto, restituzione dei canoni versati, rimborso delle spese di registrazione e del costo delle polizze fideiussorie.
«Nei giorni successivi - spiega Buratti - si sono modificate sensibilmente le richieste economiche del Sig. Caprai, che ha anche iniziato a scrivere personalmente e telefonare chiedendo la restituzione, quasi immediatamente, di quanto richiesto. Ho risposto ovviamente, che la pubblica amministrazione era obbligata al rispetto dei procedimenti di legge. A questo specifico fine, gli uffici hanno chiesto un parere all'avvocato Roberto Righi, che è arrivato il 2 agosto. Nell’elaborato si chiarisce che la nullità di cui si tratta è ad ogni effetto una nullità relativa della quale, quindi, non possono giovarsi le parti contraenti ma solo il Ministero dei beni culturali che può farla valere per la tutela degli interessi ai quali è preposta: ma lo stesso ministero il 2 agosto e prima la Sovrintendenza, hanno dichiarato la carenza dell'interesse. Ne deriva, secondo il parere dell'esperto, che il contratto è “pienamente valido e produttivo di effetti”. Ne deriva ancora che il Comune, allo stato, non potrebbe dirsi inadempiente e ne deriva ulteriormente che gli uffici dovranno valutare secondo diritto la possibilità, l'utilità e la convenienza dell'Ente di agire o meno per richiedere l'adempimento delle obbligazioni o la risoluzione del contratto e le condizioni della risoluzione medesima».
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