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Eleonora e il ricordo di Marco Luisi
«Mio marito amava vivere, oggi combatto la Sla nel suo nome»
PIETRASANTA. Tre anni dopo Marco Luisi continua a vivere nei sorrisi di sua moglie Emanuela, nei pensieri della figlia Alessia, nel cuore dei tanti amici che non dimenticano e che nel suo nome portano avanti progetti ed iniziative.
Tre anni dopo quell’8 agosto terribile la vita continua trascinando con sé i suoi affanni, ma il ricordo non si dissolve. E neppure la voglia di vivere.
«Quella che ha avuto Marco, fino in fondo. Oggi è un giorno terribile - dice Emanuela Gabrielli - sono tutti giorni di dolore, ma l'8 agosto lo è ancora di più. Però non ci deve essere rassegnazione o angoscia: Marco ha combattuto 7 anni contro la Sla senza mai indietreggiare, con un coraggio infinito. Ed è quel suo coraggio, rimasto impresso in ognuno di noi, che oggi ci permette di fare tante piccole grandi cose e che ci aiuta a dare una mano agli altri».
Siamo nel parco della Versiliana, a due passi dal Caffè: su palco, il, conduttore, Marco Ventura, nell'introdurre un incontro sulla medicina, parla di Luisi, della sua battaglia impari, del dolore e della forza di Emanuela e Alessia: lo fa con parole semplici e sincere. Così come spontaneo e sincero è l'applauso del pubblico. Commosso dal racconto di Emanuela.
«Quando Marco ha cominciato a stare male abbiamo pensato a questa associazione, “Uniti si può”: lo abbiamo fatto con l'obiettivo di fare qualcosa di concreto per chi soffre, per chi non ha la possibilità di affrontare anche materialmente certe situazioni conseguenza del male. Di recente - continua Emanuela - abbiamo donato una poltrona attrezzata a un reparto oncologico e ancora un letto elettrico, proprio due giorni fa, alla Uildm Versilia. Stasera - ieri per chi legge - ci ritroveremo tutti a cena: non sarà una ricorrenza triste, perché Marco non lo era ed ha sempre affrontato con determinazione ogni momento della sua battaglia. Brinderemo, sorrideremo e saremo felici nel suo ricordo».
Una battaglia impari, quella contro la Sla: ti annienta la speranza ancora prima di anestetizzarti il fisico, i suoi movimenti, le cose che fai tutti i giorni.
«Mio marito è morto a 53 anni: i primi sintomi cominciarono quando ne aveva 46 - continua Emanuela - è stato un percorso durissimo, come è durissimo ogni percorso di dolore che condividi con le persone che ami. Ma nella disperazione la nostra famiglia si è trovata accanto degli amici meravigliosi, che mai hanno fatto un passo indietro. e che oggi ci aiutano a portare avanti la voglia di vivere e il coraggio di Marco con l'associazione. E questo è splendido».
Perché se è vero che alla fine restano solo le parole e che le parole, spesso, lasciano in scia un senso di vuoto è ancora più vero che la battaglia contro la Sla, Marco Luisi non l'ha persa veramente. Chi lascia agli altri speranza e fiducia nel prossimo, alla fine, vince sempre.
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