Il Tirreno

Versilia

lettera aperta

Caro Ministro butti giù quel muro

Valentina Landucci
Caro Ministro butti giù quel muro

Tre morti in dieci anni, decine di incidenti. Lettera aperta a Franceschini: non faccia di via dei Lecci un caso senza speranza

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Dopo l’ennesimo incidente mortale su via dei Lecci, le rinnovate proteste per il muro della Tenuta Borbone impossibile da spostare perchè considerato un patrimonio storico da tutelare per la Sovrintendenza, la campagna avviata dal Tirreno per chiedere che quel muro venga finalmente abbattuto, abbiamo deciso di scrivere una lettera aperta al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini. Con un’unica richiesta: un suo intervento per far si che il caso via dei Lecci non resti, per la Sovrintendenza, un caso chiuso.

 

Egr. sig. Ministro, nel nostro Bel Paese ci sono muri da rimettere in piedi, come quelli venuti giù nel centro storico de L'Aquila o tra le ville romane del parco archeologico di Pompei. E muri da buttare giù. E questa lettera aperta vuole essere un invito: che la lungimiranza, la passione e l'impegno che La vedono in prima fila per ricostruire i primi siano pari alla determinazione nell'abbattere i secondi. Di muri come quello di cui le parliamo in Italia, forse, ce ne sono tanti. A noi ne interessa solo uno: un muro di sassi pericolante, in gran parte ingabbiato in una rete metallica vecchia e rugginosa. Un muro macchiato di sangue e bagnato di lacrime perché corre lungo una strada stretta e pericolosa che in questi anni di vittime ne ha contate fin troppe. Eppure non abbastanza da convincere la Sovrintendenza ad abbatterlo nonostante i morti, i feriti, le petizioni, i progetti delle amministrazioni locali.

Ci consenta, allora, con queste poche righe, di raccontarle la storia di questo muro perché, magari grazie a Lei, possa diventare la prova che la salvaguardia del bello e del prezioso in questo Paese non debba come in questo caso scontrarsi con la tutela delle vite umane. Perché in via dei Lecci a Viareggio, la via del muro insanguinato che fa da confine alla Tenuta dei Borbone, di bello e prezioso non c'è più niente, da decenni. Né è mai importato a qualcuno, a cominciare dalla Sovrintendenza, impedire che quella parete di sassi grigi tra la strada e la pineta della Tenuta venisse giù pezzo a pezzo aumentando i pericoli per chi percorre la strada.

Esattamente una settimana fa, percorrendo quella strada, un pensionato in bicicletta è stato urtato da un'auto in transito. Si chiamava Almisio Agostini, aveva 78 anni e pedalava, in una tranquilla serata estiva, di fianco al muro: una questione di millimetri, l'urto, la morte. Dopo quattro giorni di agonia in ospedale - era il maggio del 2010 - moriva anche Renzo Gambini, 84 anni, dopo uno scontro frontale in scooter su quella stessa via. Dieci anni fa a morire sul quel tratto di strada era stata una ragazza di 17 anni. Veronica Giunta tornava da una festa di Carnevale in motorino con un'amica: anche lei scontro frontale con un'auto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.13911866:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/08/04/news/via-dei-lecci-sulla-strada-di-sangue-tra-sorpassi-e-buche-1.13911866]]Accanto ai tre incidenti mortali c'è un lungo elenco di tamponamenti, cadute, feriti. Ma c'è anche la guerra di una città contro il muro. Guerra cominciata ben prima di 10 anni fa per lo stesso motivo, gli incidenti, ma vissuta con grande intensità soprattutto dopo la scomparsa di Veronica.

L'emozione, il senso civico, il peso della responsabilità degli amministratori pubblici, i progetti elaborati e addirittura le risorse stanziate per abbattere il muro, spostarlo o comunque studiare una viabilità alternativa e più sicura non sono bastati a convincere la Sovrintendenza. Quel muro è un bene da tutelare: cade a pezzi, è pericoloso ma vale più di Veronica, Renzo e Almisio. Forse perché non è solo un muro di pietre ma una barriera di carta pesante in cui rischia di infrangersi, prima di tutto, il buon senso. Siamo fiduciosi però: c'è ancora la possibilità di rimediare, di mettersi a un tavolo e trovare una soluzione. Proprio grazie a Lei, se lo vorrà. Grazie al Suo aiuto che potrà essere determinate per riaprire il caso via dei Lecci e far sì che non sia senza speranza.

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