Il presidio
Ma quel muro può diventare lo spartitraffico
Italia Nostra rilancia un vecchio progetto che eviterebbe l’abbattimento della recinzione
VIAREGGIO. La soluzione è ed è sempre stata a portata di mano, fin dal 1984, ormai trentadue anni fa: il muro di via dei lecci integro al proprio posto a fare da spartitraffico per la strada allargata con tutto lo spazio necessario per i mezzi a due ruote, a motore o a pedali. Lo firmò all’epoca Andrea Veronesi, dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Viareggio. Un bel disegno, con le misure, le case, i camping. gli alberi. Ed il muro storico e vincolato intonso.
A ricordare che una soluzione è possibile, aggiungendo che «però a Viareggio è sempre tutto complicato, così si finisce per non fare niente» è Antonio Dalle Mura, presidente dell’associazione “Italia Nostra” che si occupa di tutela del beni ambientali, artistici e culturali del nostro Paese. «All’epoca in cui il dibattito sulla vicenda fu più intenso ho ricevuto anche lettere anonime di minaccia», racconta, «perché sarebbe stata l’associazione a non voler abbattere il muro». Invece, Italia Nostra - ricorda ancora Dalle Mura - pose la questione del progetto Veronesi all’amministrazione Marcucci, la quale si trovò ad affrontare la protesta forte dopo la morte di Veronica Giunta, 17 anni appena, nel febbraio 2006. «All’assessore Manfredi portammo noi il vecchio progetto», continua il presidente di Italia Nostra, «perché sosteneva che in Municipio quelle carte non c’erano».
Non se ne fece di niente, anche perché l’amministrazione comunale del sindaco Marcucci pensò (e mise in bilancio il finanziamento) ad un altro progetto, che prevedeva lo spostamento del muro per allargare la strada. Dal 2006 al 2009 passarono tre anni, l’amministrazione cambiò, la Sovrintendenza intervenne a vincola il muro, quando nel 2012 il nuovo sindaco, Luca Lunardini, tornò alla carica ben deciso ad abbattere il muro - che nel frattempo era in parte crollato - la Sovrintendenza ribadì il vincolo. Che oggi - ricorda Dalle Mura - è vincolato contemporaneamente da Regione e Stato». Il che significa che non c’è margine per superare l’ostacolo. «Ma questo problema va risolto - è ancora la voce di Dalle Mura -: perché su quella strada si deve andare in sicurezza. Io sono uno di quelli che la percorre spesso e so quanto si rischia, con qualsiasi mezzo la si faccia». Senza dimenticare, conclude il presidente di Italia Nostra, «che il progetto Veronesi aveva il parere favorevole proprio della Sovrintendenza». Un particolare non da poco, visto come è poi mutato il quadro.
Certo, oggi - diversamente che negli anni che sono trascorsi dal 1984 al 2014 - il Comune di Viareggio è in dissesto ed il denaro per gli espropri non è più disponibile. Ma questa è una città turistica - come ha voluto ricordare il presidente della Regione, Enrico Rossi - perfino al Consiglio di Stato nel prendere le parti dell’ex sindaco Giorgio Del Ghingaro, e non si è mai visto che lo Stato e la stessa Regione non investano in viabilità là dove l’economia di un territorio gira. Lo si può fare per la nautica (costosissimo asse di penetrazione), ancor di più lo si può fare per il turismo. Dando una volta per tutte un senso alla viabilità tra Viareggio e Torre del lago, percorsa da pedoni e tanti ciclisti, anche stranieri, data la presenza dei parcheggi.
Va aggiunto un dato che l’associazione “BiciAmici”, molto attiva in Versilia, non smette mai di sottolineare: a Viareggio si viaggia su due ruote, data la conformità del territorio che lo consente anche per le distanze ridotte, ma niente è a misura di ciclisti. E quelle piste ciclabili che Mover ha da realizzare come da contratto con il Comune di Viareggio (e come da bando di gara della parziale privatizzazione) sono ancora nel cielo delle piste mai nate, come si dice ai bambini. Perché a Viareggio sembra valere un principio assoluto nelle amministrazioni che si succedono: perché fare quando si può comodamente non fare?
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