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L’ultimo regalo degli studenti al professor Guglielmo Barbini

L’ultimo regalo degli studenti al professor Guglielmo Barbini

FORTE. È passato poco più di un mese da quel giovedì 23 giugno è scomparso il professor Guglielmo Barbini, nato a Pistoia nel 1941, ma da sempre residente in Versilia tra Forte e Marina. Lungo la sua...

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FORTE. È passato poco più di un mese da quel giovedì 23 giugno è scomparso il professor Guglielmo Barbini, nato a Pistoia nel 1941, ma da sempre residente in Versilia tra Forte e Marina. Lungo la sua carriera di insegnante di Italiano e Latino allo Scientifico "Michelangelo" di Forte ha incontrato migliaia di giovani, lasciando il segno della sua personalità, ma soprattutto della sua immensa cultura che ne faceva non solo un semplice insegnante, ma un vero e proprio cultore della materia classica. Appassionato di arte, di libri, di storia, in particolare quella militare, da quando era andato in pensione si era messo a scrivere una Storia d'Italia in endecasillabi che aveva recentemente rivisto completamente e rigorosamente copiato in bella nei suoi quaderni. Si tratta di 48.000 endecasillabi (si tenga conto che la Divina Commedia si compone di "solo" 14.400 endecasillabi e l'Orlando Furioso di 38.736) che ripercorrono la storia del nostro Paese dalla Fondazione di Roma ad oggi. Al rigore storico si affianca uno stile brillante e piacevole alla lettura che rende l'opera godibile. Un desiderio rimasto nel cassetto del prof. Barbini è la pubblicazione dell'intero lavoro durato oltre quindici anni. Per questo gli amici del professore si stanno muovendo per esaudire questo sogno. «Abbiamo parlato con un amico del professor Barbini, al quale aveva concesso di vedere alcune parti di quel lavoro titanico che custodiva con tanta gelosia, che si occuperà di curare dal punto scientifico l'opera. Abbiamo già un Istituto di credito che è interessato a sostenere la pubblicazione e siamo fiduciosi che presto possa venire alla luce questa pubblicazione per sdebitarci con il professore per tutto quello che ci ha dato in termini non solo culturali, ma di vita, con questo piccolo gesto».

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