Il presidio
Forza Italia a due teste in un turbinio di big
In due giorni sono arrivati in città Matteoli, Gasparri, Brunetta e Santanchè Partito diviso ma un solo candidato a sindaco possibile: Massimiliano Baldini
VIAREGGIO. Come la mitologica chimera dalle due teste, una da leone e l’altra da capra, ed ognuno scelga la propria per la Forza Italia andata in scena in questo fine settimana. Stesso partito, due iniziative con i leader nazionali, luoghi diversi, pubblico differente, tra fedelissimi di Giovanni Santini rimasti vicino all’ex coordinatore e consigliere regionale che non troppo tempo fa sembrava avere la mano vincente della politica versiliese, ed ex fedelissimi transfughi. Tutti obbligati, però, intorno al comun denominatore che si chiama Massimilano Baldini. Ex candidato a sindaco per Lega Nord, Fratelli d’Italia, Movimento cittadini, Per Torre del Lago e Pli, ha fatto ricorso al Tar ed i giudici amministrative hanno annullato le elezioni 2015 a Viareggio. Se il Consiglio di Stato deciderà che sì, Viareggio deve tornare alle urne, il centrodestra non può che correre con e per Baldini, oggi punto di riferimento di entrambe le anime del partito.
All’hotel Esplande - dove l’ex capogruppo Rodolfo Salemi ha portato venerdì 29 luglio il senatori Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato, e Altero Matteoli, presidente della commissione infrastrutture, lo stesso Salemi, mentre ad ascoltare sul palco c’era Giovanni Santini, ha dichiarato di mettersi a disposizione per fare il capogruppo nel consiglio comunale di un’eventuale amministrazione Baldini, inteso come Massimiliano.
Tra i relatori dell’iniziativa del giorno dopo al Gran Caffé Margherita (sempre più sala per eventi) Massimo Mallegni - sindaco di Pietrasanta, seduto vicino al capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, e all’onorevole Daniela Santanché, chiamati a Viareggio dal coordinatore di Forza Italia, Alessandro Santini - ha dichiarato pubblicamente che il candidato del centrodestra a Viareggio sarà Massimiliano Baldini.
«Mai più un caso-Roma per il centrodestra», ha dichiarato Brunetta in un intervento molto applaudito: «Con tutto lo spazio per la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia di Meloni, e al civismo locale, dico però che il “lepenismo” non è il programma del centrodestra italiano».
Dal no a Renzi in materia di riforma elettorale - sono state ancora le parole di Brunetta - « deve ripartire il progetto di governo fondato su un quadrifoglio: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia ma principalmente il civismo dei nostri sindaci e della gente. Perché un centrodestra unito vince da per tutto e il futuro che ci aspetta, difficile e impegnativo, possiamo costruirlo solo in mezzo alla gente».
Pronta alla campagna elettorale a Viareggio e non solo anche l’altra “testa” della chimera (i partiti poco amati in Italia proseguono sulla strada dell’autoreferenzialità ad oltranza): all’incontro all’Esplanade, forte della presenza di numerosi amministratori provinciali di Forza Italia, è stato detto chiaramente che «filo conduttore e comune denominatore è la necessità della ripresa dell'iniziativa politica del partito, con particolare riferimento alle realtà chiamate al voto nella prossima primavera. Ovvero, ripresa economica, lavoro, sicurezza, immigrazione, turismo. Ma Forza Italia ha l'assoluta necessità di ripristinare la democrazia interna ed il rispetto delle regole». Da Gasparri e Matteoli - sottolinea Rodolfo Salemi - «è arrivato il pieno sostegno alle istanze dell'assemblea per il ripristino delle regole democratiche: regole e legalità costantemente richiamate nei vari interventi».
Se il Consiglio di Stato rimetterà tutti in corsa verso le elezioni, il “cerino” in mano della divisione in Forza Italia rimane in mano al candidato sindaco che ne diventa sempre più ago della bilancia. In una corsa al governo di una città che ha davanti minimo altri tre anni di dissesto, che certo non si è arricchita da quando il dissesto fu dichiarato nel 2014 ad oggi, che ha necessità di un governo che prima di tutto abbia a cuore quelle “pratiche” amministrative - come le chiama il commissario prefettizio Stelo - che la politica tutta ha la tendenza a complicare invece che risolvere a norma di leggi e conti che tornano.
Viareggio è una città complessa, ha dichiarato recentemente l’ex sindaco Del Ghingaro. Doverla affrontare con il bilancino che la politica, ed ancor più la politica frammentata (e vale anche per il Pd), impone - è la strada ideale per uscirne a pezzi.
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