Maffei Cardellini: «Così trasformerò il nuovo Parco»
I piani del neo presidente viareggino di San Rossore «Non saremo un Ente che vieta, ma che organizza»
SAN ROSSORE. «Mai più un Parco che vieta, bensì un parco che organizza». E’ il pensiero di Giovanni Maffei Cardellini, nuovo presidente del Parco di Migliarino, San Rossore. Architetto, viareggino, Cardellini incornicia il suo modus operandi in una sorta di manifesto sintetizzato così: «Il Parco ci stupisce della sua natura e ci istruisce della sua storia».
Sembrerebbero frasi degne del migliore Konrad Lorenz, visto che Cardellini ribadisce: «Il bosco lo abbiamo sottovalutato, è una risorsa, ed i pini devono vivere 120 anni, non devono essere tagliati neppure quando sarò morto ed intitoleremo il centro studi del Parco ad un grande ambientalista, Tiziano Raffaelli, scomparso da poco tempo e già presidente del Parco».
Esaurita la vena filosofica, Cardellini va sul concreto. «Mai più eventi come l’Agesci che ha diviso la popolazione, i Comuni devono aiutare a mantenere il Parco, rinsaldiamo il legame con l’Università, ma soprattutto il bilancio 2016 deve essere in regola». Il Parco ha l’unicità di essere interno a diverse aree metropolitane «e siccome siamo un certificato di qualità e garanzia per le popolazioni che si affacciano sul parco, queste in vario modo devono partecipare economicamente alla manutenzione del parco stesso». Chi vuole puoi farsi vanto delle sue bellezze paesaggistiche «deve pagare». Cardellini si riferisce, ad esempio, a quanti vogliano fare riprese o sfruttare l’immagine del parco. «Bisogna non vietare, ma organizzare dove si mangia, dove si dorme, dove si osserva la natura, dove la si vive», continua Cardellini, che delinea un nuovo concetto che non è più solo collegato solo ai cavalli, alle dune o ai pini di San Rossore. «Il nostro è il parco delle acque perché dal canale di Burlamacco a Viareggio si può fare un percorso che tocca il canale dei Navicelli, il Serchio, il lago di Massaciuccoli ed il mare. Quindi organizziamoci, in barca, in canoa, viviamo il parco delle acque così come non è possibile che il Porto di Boccadarno non dialoghi con il porto fluviale spalmato lungo tutta la golena d’Arno».
Per il nuovo presidente poi si devono valorizzare le fattorie e le tenute storiche di Tombolo, Coltano, Arnovecchio, Migliarino, così come le altre, grazie alla moltiplicazione ad esempio dei centri di visita, perché «il Parco è un’opportunità e non un vincolo vuoto». Tornando al Parco delle acque, il nuovo corso della presidenza parte «dalla fascia costiera dove le direttrici di intervento sono tre: la qualità delle acque, la regolamentazione delle strutture balneari e l’urgenza del fenomeno erosivo». Per il lago di Massaciuccoli ed il padule si deve partire dal ripristino della qualità delle acque, deve essere recuperato e valorizzato il rapporto con la storia (Puccini) e le tradizioni. Per l’Arno, che è un luogo ricco di attività economiche e di insediamenti in golena, sono necessarie nuove regole. Su queste è già stato fatto un lavoro amministrativo, ma ora si tratta di garantire l’attuazione degli interventi di riqualificazione. Circa infine l’assetto boschivo, è urgente una riflessione con la quale si tengano insieme le ragioni di una selvicoltura a carattere produttivo con quelli della conservazione degli habitat.
Carlo Venturini
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