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Strage, il no per togliere il cavalierato a Moretti. Le famiglie: "Ci calpestano"
La risposta al no del Colle a fare un passo indietro sul cavalierato concesso a Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie
VIAREGGIO. «Oggi, così come allora, con freddo cinismo si calpestano le 32 vittime, i feriti, i familiari, una città intera e tutto il territorio della costa versiliese» è la risposta che i familiari delle vittime della strage di Viareggio mandano all’indirizzo del Quirinale. Quella casa di tutti all’interno delle quale il disastro di Viareggio ha messo piede solo una volta insediato il presidente Sergio Mattarella e dalla quale oggi - tramite le colonne del “Tirreno” - arriva la riconferma del fatto che il cavalierato concesso a Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie, non si tocca.
Un cavalierato attribuito a Moretti nel 2010, quando già l’oggi amministratore di Finmeccanica era già indagato per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, con trentadue morti.
Le date, in questa vicenda - si legge nella risposta al Quirinale che arriva dall’associazione “Il mondo che vorrei”- sono importanti. L’articolo 5.3 della legge 194/1986 prevede: "Le candidature debbono essere inoltrate entro il 15 gennaio di ciascun anno”. Dunque - si legge nel comunicato dell’associazione dei familiari delle vittime - «mentre a Viareggio le persone morivano - la trentaduesima vittima si è spenta il 22 dicembre 2009 - a Roma si pensava già alla candidatura del cavaliere Mauro Moretti». Oggi uno degli imputati nel processo iniziato nel novembre 2013 che dovrà individuare cause e responsabili della tragedia.
Ancora alle legge che istituisce il cavalierato fa riferimento l’associazione “Il mondo che vorrei”. «Per l’articolo 5 "le candidature per il conferimento delle onorificenze sono proposte da ciascun ministro competente" (ministro delle infrastrutture e trasporti ) » ed ancora «"Il ministro dell'industria, del commercio, sceglie i candidati da proporre al Presidente della Repubblica." Bene: adesso fatevi alcune domande. Chi erano i vari ministri? Ma, soprattutto, cosa sono oggi? Chi era allora il firmatario è tristemente noto a tutti». Quel presidente Giorgio Napolitano che pure era presente alle esequie solenni allo stadio dei Pini da 22 bare (era il 7 luglio 2009) sull’erba verde e aveva ricevuto dalle mani di Leonardo Piagentini il disegno che nessun bambino dovrebbe mai fare. Lo stesso Napolitano che non ha mai incontrato i familiari delle vittime della strage di Viareggio.
Le istituzioni locali - concludono i familiari delle vittime attraverso l’associazione oggi presieduta da Marco Piagentini - «a differenza di chi trincerato dietro un articolo di legge che non riesce a cogliere la possibilità di dare un vero esempio di giustizia, in questi giorni danno grande prova di unione e di una volontà che va ben oltre la propria appartenenza politica approvando nei propri consigli la carta dell'associazione. Le urla delle comunità che amministrano, dal giugno 2009 ad oggi, non si sono ancora affievolite anzi si sentono ancora molto forte, così come forte e il desiderio di giustizia. Parlano di casualità, come se il fato, la sfortuna potesse causare un simile incidente. L'unica sfortuna (loro) è che quel treno ha devastato Viareggio e la Versilia, ha bruciato vive 32 persone, e la sua gente non può dimenticare e non dimenticherà…ne siamo certi».
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