Italia
Quando Viareggio era davvero la spiaggia di Firenze
Lo sviluppo dell’anima balneare e turistica della città legato a doppio filo alla presenza dei villeggianti fiorentini
di PAOLO FORNACIARI
Verso la fine dell'Ottocento la spiaggia di Viareggio era una teoria di stabilimenti balneari - Flora, Dori, Oceano, Nettuno, Colombo, Balena, Felice, Amedeo, Tognetti, Cerri, Cirillo, Quilghini, Santini, Cima e Scatena - «tutti costruiti in legno - secondo una descrizione del tempo - sono magnifici ed incantevoli. I pali che li sostengono sono conficcati fino ad un metro circa d'altezza. Sopra questi pali sta il piano orizzontale fatto con tavole forti e ben connesse, e su questo piano sorge la lunga sfilata dei camerini in cui uno si fa toilette prima e dopo il bagno, e per la scala che fa capo nel camerino stesso scende nel mare e ne risale».
La vita che vi si svolgeva durante i mesi estivi è testimoniata dalle corrispondenze pubblicate dai giornali del tempo. Nella rivista settimanale balneare “ll mare”, che era nelle edicole il giovedì e di cui era direttore responsabile Francesco Ciabatti, nel numero del 7 luglio 1901 si legge della numerosa e scelta colonia dei villeggianti che frequentava la spiaggia viareggina. Nell’articolo si evidenzia che, accanto alla nobiltà e alla aristocrazia internazionale, il “bagnante” per eccellenza era il fiorentino. Infatti, si può leggere: «Nei caldi mesi d'estate l'ideale di ogni fiorentino è Viareggio. Chi ha molti denari ci si stabilisce un mese o due, chi ne ha pochi, pochi giorni, chi ne ha pochissimi, magari un sol giorno, ma una capatina a Viareggio bisogna che ce la dia. E sulle rive del Tirreno, sul lieve tappeto di sabbia, il fiorentino aspirando con gran sentimento di beatitudine il maestrale e la brezza salmastra, dimentica anche il cupolone, il ponte Vecchio, i debiti...».
Un rapporto, quello fra Firenze e la Viareggio balneare, già documentato dalla costruzione dell'Ospizio Marino, noto come Palazzo delle Muse perché il denaro necessario fu ricavato «dall'opera e dai doni dei coltivatori delle arti belle, come architetti, pittori, scultori, musicanti, poeti lirici, poeti drammatici, illustri prosatori», che fu dovuta ad un comitato fiorentino, promosso dal dottor Giuseppe Barellai, per consentire le cure marine ai bambini indigenti affetti da una grave forma tubercolare, la "scrofolosi"».
Questa nefasta malattia trovava benefici dall'esposizione alla salubre aria marina e da una cura a base di bagni di mare, di cui proprio in quegli anni, grazie agli studi del medico lucchese Giuseppe Giannelli, si stavano riconoscendo le proprietà terapeutiche. Il 14 ottobre 1861, alla presenza dei principi Umberto e Amedeo di Savoia, fu posta la prima pietra dell'Ospizio marino che fu intitolato a Vittorio Emanuele II. La realizzazione dell'edificio si deve all'opera di due illustri progettisti fiorentini. Iniziò i lavori l'ingegner Augusto Casamorata, che firmò un primo progetto sommario della fabbrica. A lui subentrò l'architetto Giuseppe Poggi - famoso per importanti restauri e per la realizzazione di interventi per l'ingrandimento di Firenze, quali il viale dei Colli, la Loggia e il Piazzale Michelangelo - che modificò in parte il progetto originario ed ultimò la costruzione il 29 maggio 1869.
Ma è allo sviluppo della dimensione balneare di Viareggio che il ruolo di Firenze è determinante. Infatti, ricordiamo che Viareggio fu sicuramente una delle prime città d'Italia, se non la prima in assoluto, che si impegnò a favorire ed incoraggiare il turismo balneare estivo.
All’inizio dell’Ottocento furono emanate precise norme che regolamentavano, in ossequio alla morale del tempo, la pratica della bagnatura. Le prime attrezzature furono rudimentali capanne di paglia e di falasco che servivano per spogliarsi lontano da occhi indiscreti e per offrire riparo dai raggi del sole, poi ben presto sorsero un po' dovunque i primi stabilimenti balneari, come quelli costruiti nel 1822 a Dieppe, in Francia.
Viareggio realizzò, nel maggio 1828, due stabilimenti: il Nereo per gli uomini e il Dori per le donne. Erano modeste costruzioni di legno su palafitte in mare, raggiungibili dalla spiaggia per mezzo di un lungo pontile. Alla fine di quella stagione estiva furono 1029 i frequentatori dei due bagni comunali, numero che andò sempre aumentando negli anni che seguirono. Da allora, il turismo estivo fu uno dei poli trainanti dell'economia cittadina, determinando consistenti cambiamenti nel tessuto urbanistico del piccolo borgo: furono allargate le strade ed abbellite le piazze, aumentarono le locande e gli alberghi e sorsero nuovi ed eleganti negozi. Di lì a poco anche l'attrezzatura di spiaggia fu migliorata esteticamente, le capanne di paglia, il Nereo ed il Dori furono sostituiti dai grandi stabilimenti su palafitte che subito caratterizzarono Viareggio come uno dei principali centri estivi alla moda.
Nel 1860 fu costruito il bagno Felice Barsella, nel 1865 il Nettuno, poi seguirono l’Oceano, il Balena, il Quilghini e tutti gli altri. Questo nuova realtà fu conseguenza e in parte coincise con il periodo di “Firenze Capitale”, quando cioè, tra il 1865 e il 1871, la città fu capitale del Regno d'Italia (sulla carta dal 15 settembre 1864 al 20 settembre 1870). Allora, il mondo che gravitava intorno alla Capitale, nei mesi estivi rivolse la sua attenzione al mare di Viareggio, le cui spiagge attrezzate erano le più facilmente raggiungibili, determinando un notevole flusso turistico di qualità che impose radicali trasformazioni nel settore balneare e turistico di Viareggio. Allora gli stabilimenti balneari avevano la caratteristica di essere costruiti quasi completamente in mare. La progettazione e l'esecuzione di questi manufatti fu affidata ai maestri d'ascia e calafati che avevano già acquisito fama di valenti lavoratori del legno nella realizzazione di superbi velieri, quell'artigianato locale che poi fornì la mano d’opera altamente specializzata che è alla base della realizzazione delle fantastiche macchine del Carnevale di Viareggio.
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