Il Tirreno

Versilia

Il primario: applichiamo alla lettera la legge

Il caso del “Centro aiuto alla vita” che ha una stanza nella stessa zona degli ambulatori clinici

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VIAREGGIO. «Tanto "prassi" non è…magari però è consuetudine»: Paolo Cima è il dirigente dell'Unità operativa di ostetricia e ginecologia all'ospedale Versilia, oltre che medico tra i più noti per le donne della Versilia e non solo. Risponde così sul caso della giovane donna che ha scelto di interrompere la gravidanza dopo aver scoperto la malformazione che non avrebbe garantito una vita al feto che portava in grembo.

«Certo è che il Centro per l'aiuto alla vita ha - spiega Cima - uno spazio in ospedale. E possiamo contare una ventina di casi di bambini nati perché le madri ci hanno ripensato dopo aver avuto davanti agli occhi il quadro del sostegno possibile. Ma rimane una proposta, un'opportunità che viene offerta». Per il resto - continua il medico - «posso garantire che noi, al Versilia, applichiamo alle lettera la legge 194 sull'interruzione di gravidanza. Senza alcuna costrizione che possa andare contro la volontà delle donne».

Alessandro Stefani è invece uno dei due medici non obiettori rimasti in servizio al Versilia, per l’intero territorio: «La legge 194 fa ricadere tutta la responsabilità sul medico», ricorda il ginecologo. Da qui, da una legge che non è più adeguata ai tempi e probabilmente non era neppure quando è nata, tutta tesa a non "disturbare" il mondo cattolico come appare ad ogni caso concreto, sarebbe necessario ripartire per stare al passo con i diritti delle donne e delle famiglie.

«Va ricordato - sottolinea Stefani - che l'interruzione di una gravidanza oltre al dodicesima settimana di gestazione è consentita dalla normativa italiana solo se c'è grave rischio per la salute psichica e fisica della madre».

Insomma, meglio fare passare le donne per pazze che accettare un bimbo che non nasce perché la sua vita si trasformerà in un inferno, oppure perché la luce del mondo non riuscirà a vederla mai.

Per quanto riguarda la protesta della paziente che si è rivolta al “Tirreno” in relazione all'attività delle volontarie del Centro per l'aiuto alla vita, Stefani aggiunge: «Sono autorizzate dalla direzione sanitaria ed hanno sempre un comportamento molto soft. Non mi risulta, per quello che ne so, che abbiamo mai contattato qualcuno contro la volontà dello stesso paziente». (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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