Ucciso per un parcheggio, Pietro lavorava nella cartiera Sofidel
Viveva nel quartiere Sant’Anna a Lucca: un uomo mite tra libri e famiglia
LUCCA. Avevano finito di ristrutturare da poco quella casa di Lido di Camaiore. Era quella delle vacanze estive, immersa in una via elegante e ordinata, quella dove insieme alla moglie Delia, avrebbe dovuto trascorrere giorni spensierati al mare e al sole e dove magari la figlia Barbara li sarebbe andata a trovare.
Ma la vita di tutti i giorni, quella fatta di lavoro e passioni semplici ma autentiche, Pietro Buchignani, la trascorreva nella sua abitazione immersa nel quartiere più popoloso della città, quello di Sant’Anna a Lucca. Un quartiere dove la notizia della scomparsa del sessantenne si è rapidamente diffusa e che ha lasciato impietriti tutti coloro che in questi anni hanno avuto la fortuna di incontrarlo.
Era un uomo molto conosciuto in città Pietro Buchignani, anche se a dire il vero tutti in confidenza lo chiamavano Piero. Da molti anni era un dipendente della cartiera Sofidel: un uomo dell’amministrazione, membro del Cral, il circolo ricreativo dell’azienda. Azienda che - riferiscono - preferisce non intervenire, almeno per ora, in maniera ufficiale ma dalla quale lo ricordano con un grande affetto, come un uomo ben voluto da tutti, che tanto ha fatto con la sua professionalità per Sofidel.
Tra le passioni di Pietro Buchignani, racconta poi chi lo conosceva più da vicino, c’erano due hobby su tutti: la montagna e la lettura. Amava infatti, trascorrere il suo tempo libero dal lavoro in vetta, sempre circondato dagli amici e dai suoi affetti. Il resto del tempo lo dedicava invece ai suoi amati libri, da sempre suoi compagni di viaggio ma anche nella vita di tutti i giorni.
«Era una uomo gentile - raccontano - una brava persona che non meritava tutto questo». Una tragedia che ha gettato nella disperazione la moglie Delia Bellandi, impiegata in una tipografia di Lucca, anche lei molto conosciuta in città. Appassionata di ciclismo, capitava spesso che il marito Pietro la accompagnasse in una delle sue tappe in giro per la Toscana e non solo con la Polisportiva ciclistica Croce Rossa di Lucca.
E questo dramma, a cui davvero è difficile dare una spiegazione, ha colpito da molto vicino anche la figlia ventisettenne Barbara, che in città lavora in un noto studio nel quale si realizzano tatuaggi.
Federica Scintu
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