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Il sindaco disarcionato di fronte al bivio più insidioso
Non ci sono stati brogli, non ci sono stati errori rilevanti nell’attribuzione dei voti, il risultato del primo turno (Del Ghingaro nettamente primo, Poletti davanti a Baldini per una manciata di preferenze) è stato sostanzialmente confermato dalle verifiche disposte dal tribunale e compiute in prefettura. Però si deve tornare a votare. Sembra uno scherzo di carnevale invece è l’ennesima puntata delle infinite elezioni viareggine.
Non si trovano 675 schede elettorali, vidimate ma non utilizzate, alla sezione 2. Chissà dove sono finite. Si pensava che per sbaglio fossero state allegate al plico delle consultazioni regionali, ma non c’erano. Questo non significa che siano state utilizzate per manipolare in qualche modo il responso della sezione del Marco Polo. Nessuno può dimostrarlo. Ci si trova però di fronte a un difetto formale che ha convinto i giudici ad annullare non solo il verbale con l’assegnazione dei voti della sezione 2 ma tutta la consultazione amministrativa dell’anno scorso. Secondo la norma le schede non utilizzate vanno allontanate dal seggio prima dell’avvio delle operazioni di scrutinio. Se non si sa dove sono finite non si può neanche escludere che quelle schede siano rimaste all’interno della sezione mentre venivano contati i voti. E questo è irregolare: configura un potenziale pericolo di manipolazione del voto stesso.
Che il tribunale fosse orientato ad accogliere il ricorso di Massimiliano Baldini lo si era capito, da tanti segnali. Molti, i diretti interessati in primis, avevano fatto i conti con gli scenari che si prefiguravano a seconda del tipo di sentenza. Nessuno, forse, aveva però immaginato un verdetto così radicale, tale cioè non solo da defenestrare il sindaco, tenerlo in bilico per qualche mese, costringerlo a un nuovo bagno elettorale, ma addirittura da cancellare tutto: una lunga campagna elettorale, due turni di votazione, tredici mesi di governo.
A questo punto che succede? Il sindaco farà ricorso al Consiglio di Stato? E se non verrà accolto che farà? Del Ghingaro avrebbe buoni motivi per fare la vittima ma non sembra il tipo. Certo l’uomo ci ha abituato a volti e modi che non ti saresti aspettato, ma sul fatto che abbia le idee chiare e che sia conseguente alle cose che dice non c’è dubbio. Tutte le volte che gli è stato chiesto cosa avrebbe fatto se il tribunale avesse annullato le elezioni, lui ha sempre risposto che Viareggio avrebbe dovuto cercarsi un altro sindaco perché lui non si sarebbe ripresentato.
Sarà davvero così? Perché questa presa di posizione così apparentemente irrazionale (visto il netto successo dell’anno scorso)? Le risposte sono almeno tre. La prima ha a che fare con il carattere dell’ex sindaco di Capannori: irruente, molto sicuro di sé, un po’ permaloso. Doversi rimettere in discussione, dopo avere vinto le elezioni e dopo dodici mesi spesi a governare con il piglio di chi è convinto di non poter essere disarcionato, non può che apparire ai suoi occhi come un affronto insopportabile.
C’è poi una ragione politica, che riguarda il tipo di operazione elettorale costruita per battere gli avversari: Del Ghingaro sa che alcune frange - non così marginali - del progetto “Sicuri si cambia” sono andate perdute. Incarichi non assegnati, ambizioni non accontentate, dissapori personali: c’è un po’ di tutto all’origine dello sfilacciamento della maggioranza che lo sostiene, strappi più o meno definitivi che rispecchiano anche parti non irrilevanti del bacino di voti che gli ha consentito di vincere. Un eventuale accordo col Pd - che a questo punto sarebbe indispensabile - significherebbe per lui dover smentire l’atteggiamento muro contro muro che fin qui ha potuto assumere e sostenere malgrado tutto.
C'è infine la questione più importante: il rapporto che in questi mesi il sindaco ha intrecciato con la città. Del Ghingaro ha dimostrato competenze tecniche non comuni (vedi le questioni relative al dissesto), una capacità di decidere altrettanto limpida (la vicenda delle verande in Passeggiata ne è un po' il simbolo), idee chiare rispetto a quello che bisognava fare. Tutto questo però senza l’abilità a mediare che è tipica dei politici più accorti, senza la disposizione all’ascolto che è propria dei sindaci più amati, senza la capacità di coinvolgere i cittadini nelle scelte più importanti che è la cifra degli amministratori che sanno guadagnare la stima anche di chi non li ha votati.
Del Ghingaro molto probabilmente non ha guadagnato il consenso che in fondo meriterebbe per come ha governato. Troppo duro, troppo distante, troppo lucchese direbbe qualcuno.
Lui, che conosce bene meccanismi e alchimie del potere, lo sa. Per questo ha preannunciato l’intenzione di non partecipare all’eventuale tempo supplementare delle elezioni 2015: perché sa che potrebbe perderle. È un rischio che una volta digerita la delusione di ieri troverà il coraggio di correre?
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