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Maurizio Marchetti, l’arte di sorridere soltanto con i gesti
di Gabriele Noli VIAREGGIO Il lavoro che non c'è più, un amore in frantumi. Eppure c'è chi le sberle della vita le incassa e ad esse reagisce con una risata contagiosa. Ciro Cavallo non è...
di Gabriele Noli
VIAREGGIO
Il lavoro che non c'è più, un amore in frantumi. Eppure c'è chi le sberle della vita le incassa e ad esse reagisce con una risata contagiosa. Ciro Cavallo non è semplicemente un personaggio di fantasia, ma l'allegoria di quelle sventure quotidiane delle quali chiunque può divenire suo malgrado protagonista. Portandolo in scena, il comico viareggino Maurizio Marchetti ha convinto la giuria del "Cabaret Amore Mio" di Grottammare (Ascoli Piceno) qualificandosi così alla finale del 5 e 6 agosto. E successivamente si è ripetuto al festival "Facce di bronzi" al teatro Testaccio di Roma (il 21 agosto è in programma l'atto conclusivo). Ma chi è esattamente Ciro Cavallo? «Uno showman che dopo aver fatto ridere per vent'anni le persone sulle più prestigiose navi da crociera, rimane improvvisamente senza lavoro e che ritrova se stesso esibendosi in strada. Un personaggio provocatorio ed eccentrico, che utilizza gli oggetti e li manipola», spiega Marchetti. Il salto con la bici nel fuoco è il suo cavallo di battiglia, l'oro il colore che lo contraddistingue. «E' una comicità visual, Ciro Cavallo non parla. Gesticola».
E' una scelta mirata, non casuale, quella di rendere muto il personaggio. «In questo modo tutti possono riuscire a capirlo più direttamente, non c'è l'ostacolo della lingua. Talvolta l'utilizzo delle parole nella comicità ne complica la comprensione». Ed è questo uno degli aspetti che hanno convinto i giudici del "Cabaret Amore Mio: «Puntare sul no sense e sul visual è stato un punto a mio favore, è stata premiata la novità, evidentemente mancava un genere di esibizione come questo e non era certo semplice, considerato che si tratta di un concorso che si svolge da 32 anni».
Marchetti nasce come artista di strada, si è esibito in molte parti d'Europa e del mondo, ma improvvisamente ha avvertito l'esigenza di avvicinarsi al cabaret: «Sentivo la necessità di creare uno spettacolo un po' diverso dal classico giocoliere. Ciro Cavallo affronta temi delicati come il lavoro e l'amore omofobo (il suo compagno si chiamava Mario, ndr) ma lo fa divertendo e provocando al tempo stesso».
Enormi sono le differenze tra le esibizioni in strada e quelle in teatro: «Quando sei all'aperto le difficoltà sono due: fermare il pubblico e cercare di intrattenerlo il più a lungo possibile. Negli spettacoli e nei concorsi le persone vengono appositamente per te, scelgono consapevolmente di assistere alla tua performance, non ti scoprono per caso. In strada mi emoziono di più, anche perché gli spettatori ogni volta sono diversi, mai gli stessi. Ed hanno caratteristiche particolari in ogni parte del mondo».
Artista di strada dal 1996, anno in cui ha fondato la Compagna del Gran Mastro, nel 2011 insieme ad un gruppo di attori ha dato vita all'Associazione Anfiteatro Fabio Chiesa, che con il Progetto Anfiteatro promuove eventi e rassegne di spettacolo, musica, teatro e circo all'interno della struttura (a Viareggio). Marchetti non "condanna" quei comici che cercano di trovare il successo partecipando ai talent televisivi: «Ritengo che ognuno sia libero di perseguire la strada che ritiene più opportuna in base alle proprie capacità. Basta rendersi conto che non basta vincere una selezione o un programma per considerarsi artisti affermati».
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