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«Noi nell’inferno di Istanbul»: il terrore di mamma e due figli salvatisi per caso

di Roy Lepore
«Noi nell’inferno di Istanbul»: il terrore di mamma e due figli salvatisi per caso

Laura Conti e i suoi gemelli di 9 anni hanno fatto scalo all’aeroporto pochi minuti prima dell’attentato «Eravamo nello spazio dei voli in transito: abbiamo sentito dei rumori, sembravano spari. Poi il caos»

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PIETRASANTA. «Ho sentito dei rumori, non so se fossero spari. All’inizio sembravano quasi valige che si scontravano. Poi è stato il caos». Laura Conti, pietrasantina,arriva a Istanbul con i suoi figli gemelli per fare scalo verso il Sudafrica, sua destinazione finale. Pochi minuti dopo scoppia l’inferno. Ed è facile immaginare cosa possa pensare in quel momento una mamma con i suoi bambini di nove anni. Anche se va detto che, per fortuna, sia lei che i bambini non hanno riportato alcuna conseguenza. Dalla notte di ieri sono a migliaia di chilometri di distanza, nella capitale sudafricana di Johannesburg, dove erano diretti per andare a trovare i genitori di lei (che lì abitano da anni).

Laura è scampata all’attentato di martedì scorso all’aeroporto “Ataturk”, l’ultimo atto della guerra al terrore che ha provocato 42 morti. Laura Conti è originaria del Sudafrica, dove ora abitano i suoi, ma ha vissuto anche a Livorno: il padre Ilario Conti viveva a Montenero, poi ha conosciuto quella che poi è diventata sua moglie, sudafricana, e si è stabilito definitivamente in quel Paese.

Laura era partita con i due figli dall’aeroporto di Pisa per andare a trovare i suoi genitori e rimanere là per circa due mesi. Il marito Fabrizio Bazzichi non ha potuto seguirli per motivi di lavoro: terribili le sue sensazioni quando ha visto alla televisione cosa stava accadendo. Sua moglie e i bambini erano a bordo di un volo della Turkish airlines, che faceva scalo all’aeroporto di Istanbul, per poi proseguire a quello di Durban in Sudafrica. Ed è stato questo che li ha salvati: trovandosi nello spazio dei voli in transito in pratica sono rimasti fuori dall’attacco terroristico. E solo grazie alle notizie che le ha fornito da casa il marito - al quale aveva telefonato per capire cosa stesse realmente accadendo, visto che vedeva persone fuggire in varie direzioni - ha potuto capire.

«Siamo arrivati poco prima che esplodesse tutto - dice la donna - anche se non ho percepito chiari gli spari. Ho sentito dei rumori strani, che al momento ho interpretat come delle valige che sbattevano fra loro, ma che potevano essere spari in lontananza. Man mano che passavano le ore si è cominciato a percepire la gravità della situazione». Nessuno li ha messi al corrente di cosa stava succedendo. «No - replica - non so se lo hanno fatto per non creare il panico, con il rischio di rimanere feriti nel fuggi fuggi. C’è chi ha forzato le porte infrangendo dei vetri e ferendosi pur di guadagnare le uscite. Le autorità locali hanno fatto evacuare l’aeroporto e prima di uscire hanno controllato i documenti, in questo caso si sono formate delle lunghe code e c’è chi ha perso la calma. Ci sono stati momenti di tensione, per fortuna però la situazione è stata tenuta sotto controllo, anche se la disorganizzazione c’è stata. Una volta fuori dall’aeroporto c’erano degli autobus e tutti si sono diretti in quella direzione: credevamo fossero a nostra disposizione per allontanarci dall’aeroporto, solo dopo abbiamo intuito che erano bus di linea. Arrivati al terminal bus, l’autista ci ha fatto scendere e siamo rimasti in piena notte in centro. Meno male che c’erano dei taxi vicino ed ho avuto la possibilità di andare a cercare un albergo, che ho trovato in zona Taksim, dove abbiamo trascorso la notte». Come avete fatto per proseguire il viaggio e arrivare a casa dei suoi genitori? «Dopo una coda estenuante all’agenzia della Turkish airlines siamo riusciti a sapere che c’era un volo per Durban all’una di questa notte. Poi ho dovuto recuperare i bagagli, che erano rimasti in aeroporto. Per fortuna tutto si è risolto senza conseguenze serie: con i bambini piccoli non è stato facile gestire quanto accaduto, perché organizzare il volo per poter ripartire è stato davvero complicato. In questi casi l’importante è che non ci sia accaduto nulla».

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Momenti da incubo anche per il marito Fabrizio Bazzichi, lontano tanti chilometri mentre moglie e figlioletti erano in balia del caos. «Guardando la tv ho capito subito che era accaduto un fatto grave, ed ho cercato di dare notizie a mia moglie, che non riusciva a rendersi conto pur essendo a due passi da quella carneficina. Ero terribilmente preoccupato, ma alla fine ho tirato un sospiro di sollievo, quando mia moglie mi ha potuto tranquillizzare sul fatto che stava bene insieme ai bambini. Anche se ha dovuto faticare e non poco per trovare un albergo e poi organizzarsi per ripartire, tutto a sue spese. In pratica ha dovuto arrangiarsi da sola, ma essere usciti incolumi da questo inferno, è certamente la cosa più importante. A questo punto - conclude - non vedo l'ora di riabbracciare lei e i bambini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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