Il Tirreno

Versilia

Rincari scuolabus, vinto il ricorso per i rimborsi

Cesare Bonifazi
Scuolabus a Viareggio
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Scuolabus a Viareggio

Viareggio: il decreto del presidente della Repubblica ha dichiarato illegittimo l’aumento durante l’anno scolastico

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VIAREGGIO. I genitori che avevano subito un aumento delle tariffe dei pulmini scolastici durante l’anno 2014/2015 avranno diritto al rimborso di 50 euro da parte del Comune, moltiplicati per i mesi in cui hanno continuato a usufruire del servizio.

È arrivato infatti il decreto del presidente della Repubblica che ha dichiarato illegittimo il rincaro da 25 a 75 euro al mese deciso nell’ottobre del 2014 dall’ex commissario Valerio Massimo Romeo.

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Ora il Comune, dopo questa decisione, dovrà stanziare una somma di denaro ancora da quantificare con sicurezza che si dovrà aggiungere ai 90 mila euro degli altri rimborsi già previsti per mense e asili.

«L’aumento del servizio scuolabus era stato un duro colpo e molte famiglie avevano deciso di lasciarlo - dice Francesca Anichini del comitato dei genitori - Alcuni aumenti abbiamo dovuto subirli per forza, come quello della mensa, ma riguardo a quello dei pulmini molti genitori hanno preferito portare i bambini con i mezzi propri, dato che il prezzo era triplicato».

La decisione dell’ex commissario Valerio Massimo Romeo aveva costretto dunque molte famiglie a rinunciare al servizio comunale tanto che gli scuolabus sono stati usati sempre meno fino alla loro totale estinzione.

Oltre a questa decisione, come detto, il commissario Romeo aveva disposto anche l'aumento di tutte le altre tariffe sulla scuola: rette per gli asili nido e per la mensa. Anche per questi i genitori, uniti in un gruppo chiamato “Viareggio unita per il diritto allo studio”, avevano fatto ricorso, ma al Tar, vincendo già una prima volta.

La protesta dei genitori nel novembre del 2015 con le decine di passeggini in piazza ebbe molto risalto e i giudici hanno dimostrato che le ragioni delle famiglie erano fondate

«Per gli autobus non riuscimmo a rientrare nel termine dei sessanta giorni, previsti per il fare ricorso al tribunale amministrativo - dice l'avvocato Elisa Vannucci Zauli che ha coordinato il pool di legali che ha seguito la vicenda - abbiamo quindi fatto il ricorso capo dello Stato che prevede un termine di 120 giorni e non va di fronte al giudice: la questione viene trattata dal Consiglio di Stato che dà un parere e al quale si aggiunge il decreto decisorio del presidente della Repubblica, che è colui che poi firma l’atto. Un percorso che ha tempi più lunghi ma che ha lo stesso valore di una sentenza del Tar».

La linea del consiglio di Stato si è dimostrata concorde con quella del giudice amministrativo che aveva già accolto il primo ricorso delle famiglie: l'aumento, secondo l’idea dei giudici, era illegittimo se applicato durante l'anno. Ma poteva valere per l’anno successivo e per quelli dopo ancora. Chi, per quei pochi mesi che il servizio dei pulmini ha continuato a funzionare, ha pagato più di quanto era dovuto può chiedere rimborso al Comune per le somme ritenute non dovute.

«Questa sentenza per noi è molto importante - dice Francesca Anichini - Adesso attendiamo che il Comune ci faccia sapere come riceveremo questi soldi. La procedura non dovrebbe richiedere una domanda ma partirebbe in automatico, come è successo per gli altri».

 

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