Il presidio
Uccise il fratello, la superperizia non fa sconti a Nicola Guidotti
L’esame psichiatrico del tribunale: era capace d’intendere e di volere quando ha ucciso Mario
VIAREGGIO. Nicola Guidotti non era lucido quando ha sparato quattro colpi di pistola contro il fratello Mario, uccidendolo sul colpo. Però si rendeva conto di cosa stava facendo. Era, per dirla in termini giuridici, «capace di intendere e di volere». È questa la conclusione a cui sono giunti i periti Giuseppe Sciaudone, di Napoli, e Marco Marchetti, di Roma, incaricati dal giudice Silvia Mugnaini di svolgere un esame psichiatrico su Nicola, dopo le due perizie di parte eseguite nei mesi precedenti.
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L’esame è stato depositato dai professionisti pochi giorni fa, entro la scadenza prefissata del 28 giugno. E rappresenta un punto a favore dell’accusa, proprio perché super partes. Anche se la prossima discussione sui risultati di questo esame - assicurano gli avvocati difensori di Nicola - lascia aperte ancora molte porte.
La superperizia. I due professionisti, che in questi mesi hanno incontrato più volte l’omicida - con sedute svoltesi in carcere ma anche a Roma - non gli riconoscono la seminfermità mentale. Su cui invece aveva puntato la difesa del sessantenne ristoratore viareggino, recluso a San Giorgio dal giorno stesso del delitto. La superperizia verrà discussa martedì 28 in tribunale a Lucca. Quali possono esserne le conseguenze? Se il giudice la accoglierà in toto, per Nicola non ci saranno gli sconti di pena previsti per i casi di infermità totale o parziale. Rischia, insomma, una condanna più dura del previsto. Anche se va detto che, avendo l’imputato scelto il rito abbreviato, qualsiasi pena deciderà il giudice dovrà essere ridotta di un terzo.
Quattro colpi contro il fratello. Quello del 20 giugno del 2015 è un sabato pomeriggio di inizio estate in città: in poche parole, bellissimo e pieno di sole. Sono le 18 e i turisti cominciano a venire via dalla spiaggia. Di fronte al Mezzo Marinaio in Darsena - uno dei luoghi simbolo della ristorazione viareggina, per la capacità storica di coniugare prezzi contenuti con la qualità - si sentono quattro spari. La gente si affaccia, i bagnanti si fermano. Un poliziotto fuori servizio, che abita lì di fronte, chiama il 113. Si crea una folla davanti a un corpo sdraiato a terra, accanto a una Vespa. È quello di Mario Guidotti, 51 anni, che al Mezzo Marinaio lavora - come cameriere - assieme al fratello Nicola, che invece tira avanti il ristorante. E che gli ha sparato dopo l’ennesima lite. Si sono “presi” al telefono, probabilmente si sono anche minacciati a vicenda. E Nicola, che era nell’altro ristorante di cui è socio (Il Capitano), è arrivato al Mezzo Marinaio per parlare con Mario. Poi, dopo un confronto acceso, è andato a prendere la pistola che teneva nel ristorante. E ha freddato il fratello, che era in sella alla sua Vespa e stava andando via. A quel punto l’omicida si è consegnato alla polizia. Da quel giorno è rinchiuso in carcere a Lucca. Al momento è improbabile pensare a una sua scarcerazione: prima di ogni valutazione in merito dovrà esserci la sentenza.
Lo sviluppo dell’inchiesta. Sin da subito il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, contesta la premeditazione. Cioè il fatto che Nicola fosse partito per l’incontro con il fratello con l’idea di ucciderlo. Tesi che è stata respinta dal giudice per le indagini preliminari. Sulla premeditazione, così come sulla consapevolezza omicida di Nicola, si giocherà buona parte del processo, al via il 12 luglio. Di certo c’è che tra i due i rapporti erano pessimi: testimoni raccontano di aver pensato quel giorno che si fossero presi a botte, cosa che facevano spesso. Nicola, per Mario, era diventato praticamente un padre dopo la morte dei genitori. Ma le cose tra di loro non andavano per niente. Entrambi ex calciatori, entrambi “fumini” come nella migliore tradizione viareggina e trabaccolara. Ma dal cuore meno duro di quanto si pensi quando li si conosce la prima volta. Entrambi erano amanti del cibo e della bella vita. Eppure sembravano non trovare il modo di convivere. Nicola diceva agli amici che aveva preso Mario a lavorare con sé per farlo rigare dritto, per tenerlo sott’occhio. Poi c’erano state delle litigate, con i soldi al centro della questione. Nicola accusava il fratello di ammanchi in cassa, sostenendo che se li giocasse. Duemila euro è la cifra che, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto traboccare il vaso. Anche se l’impressione di tutti è che tra Nicola e Mario le tensioni fossero su qualsiasi cosa. E che sarebbe bastato un niente per far esplodere tutto. Cosa che poi è avvenuta.
La difesa contesterà la perizia. Gli avvocati difensori di Nicola Guidotti, i legali Riccardo Carloni e Massimo Landi, contesteranno le conclusioni della superperizia chiesta dal giudice. Nonostante nella stessa ci siano aspetti che gli stessi legali definiscono importanti, perché confermano quanto ribadito anche dalla consulenza tecnica della stessa difesa. «Nelle conclusioni dei due periti nominati dal tribunale si parla di un quadro patologico - spiegano Carloni e Landi - cioè di una malattia, che viziava la volontà e diminuiva la capacità di intendere e di volere della persona sotto esame. E questa è da considerarsi un’attenuante. I periti incaricati dal giudice, così come i nostri periti e quello del pm, ritengono insomma che ci fosse una patologia in atto al momento dell’omicidio. Ma che, a differenza di quanto sosteniamo noi, la stessa non fosse tale da compromettesse le capacità del nostro assistito». I due avvocati concludono ribadendo che al momento «non è esclusa alcuna possibilità nella discussione che verrà fatta martedì prossimo». Una volta conclusosi il dibattito sulla perizia, si andrà al processo. Nel quale la difesa di Nicola Guidotti chiederà l’applicazione delle attenuanti.
Arriva la famiglia di Mario. Valutazione diversa, e non potrebbe essere altrimenti, viene fatta dall’avvocato Mario Vincenzo Belcastro, che tutela la figlia e l’ex compagna di Mario, Francesca Servadio. «I risultati dell’esame condotto dai periti del tribunale - afferma l’avvocato Belcastro - confermano quanto noi abbiamo sempre sostenuto. E cioè che Nicola Guidotti era nelle sue capacità quando ha commesso l’omicidio. Resta il punto interrogativo della premeditazione, così come la questione dei futili motivi (la Procura fa anche questa contestazione all’imputato, ndr). Di questo si discuterà nell’udienza del 28 e poi al processo». Proprio martedì prossimo a Lucca, come parte civile in tribunale, ci sarà anche l’ex compagna di Mario. La figlia, probabilmente, no. «Anche se è passato un anno - conclude l’avvocato - resta una vicenda terribile e angosciante per tutti i protagonisti. Se si sono mai incontrate le famiglie? No, l’ho già detto e lo ribadisco. Tra di loro non c’è stata neppure una telefonata».
@matteotuccini
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