Il Tirreno

Versilia

Viareggio Patrimonio: oltre cento beni da vendere

di Donatella Francesconi
Viareggio Patrimonio: oltre cento beni da vendere

Il curatore sta terminando la stima di case, impianti sportivi, terreni, Principino Confronto con il Comune che per riprenderli deve scambiare altri beni o pagare

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VIAREGGIO. Oltre cento i beni oggetto di stima da parte dei professionisti incaricati dal curatore della Viareggio Patrimonio, Donato Bellomo. Appartamenti (emergenza abitativa o canone concordato), edifici pubblici, terreni e perfino quelle preselle della Passeggiata che l’amministrazione Marcucci all’epoca non mise in vendita. È il quadro che Bellomo ha fatto ieri alla commissione di vigilanza e controllo della Viareggio Patrimonio. Commissione, presieduta da Annamaria Pacilio (Cinque stelle), che si vorrebbe chiudere con buona pace di quel controllo e di quella vigilanza che il destino dei beni pubblici dovrebbe avere ancor più oggi, tra fallimento della Patrimonio e fallimento del Comune.

Quasi quattro milioni il valore dei soli impianti sportivi a base d’asta, comprensivi dei bar: piscina, Palasport, Centro Polo e campo scuola. Alla cifra vanno aggiunti altri quattro milioni, più o meno, per il Centro Congressi “Principe di Piemonte” che ha anche lo stabilimento balneare. Per quanto riguarda, invece, le abitazioni, l’operazione voluta dalla Giunta Marcucci a fine mandato (2007-2009) e portata a compimento dalla Patrimonio che vendette le preselle della Passeggiata (in parte, per un totale di 20.431.565 euro) portò all’acquisto di 10 milioni di abitazione da destinare all’emergenza abitativa. All’inizio dell’intera operazione avrebbe dovuto essere di 17 milioni la somma sottratta ai ricchi per dare un tetto ai poveri, In realtà - così scriveva l’allora presidente della società “in house”, Giovanni Santini, nel 2008 parte della somma residua fu impiegata per far fronte «alle competenze negative maturate sullo scoperto di conto corrente aperto nel 2007 per far fronte all’acquisto della Versilia Congressi».

Nell’elenco dei beni non possono mancare i pali della luce, il depuratore gestito da Gaia, la discarica delle Carbonaie, bonificata a suon di milioni della Regione e abbandonata a se stessa, ed il terreno del quale Sea Risorse non può fare a meno se vuole avere tutte le carte in regola per avviare il progetto del codigestore di rifiuti organici. «Dovrebbe arrivarci la proposta che è stata data come già fatta ma che in realtà doveva essere ancora formulata», spiega Bellomo in commissione: «I nostri periti hanno completato la stima che è un po’ più alta della proposta che ancora non ho». Sea Risorse offrirebbe 500.000 euro, come da indiscrezioni circolate quando l’assessore Pesci ha ritirato la vendita data per fatta nel Piano finanziario Sea portato in approvazione in consiglio comunale. «Sicuramente procederemo con l’asta», dichiara il curatore.

Emergenza abitativa. Nel rispondere alle domande del capogruppo del Pd, Luca Poletti, il curatore si è soffermato anche su cosa devono attendersi gli inquilini delle case dell’emergenza abitativa. Per quanto riguarda le utenze, «se non paga la persona che ha l’immobile in concessione, la Patrimonio chiederà al Comune il reintegro delle spese». Ma non solo delle spese degli inquilini si tratta: «Tra Imu, utenze e il resto c’è l’esigenza di considerare questo carico di onerosità che grava sulla procedura fallimentare». E sul che fare l’amministrazione «deve decidere».

Impianti sportivi. Il curatore darà in comodato ai gestori, fino alla ripresa della stagione, gli impianti di sua proprietà «sia che il Comune dia il “placet” sia che non lo dia, visto che attendiamo da tempo». «Solo di Imu - ricorda Bellomo - costano alla Patrimonio 145.000 euro. È pensabile che una società fallita continui a pagare questa cifra? Bisogna che vi siano tempi ragionevoli per definire la situazione». Insomma, «si dica cosa si vuole fare di questi beni».

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