Il Tirreno

Versilia

Madonnina, via ai lavori Ma le barche se ne vanno

di Donatella Francesconi
Madonnina, via ai lavori Ma le barche se ne vanno

Domani sopralluogo all’approdo del liquidatore insieme ai sub della ditta Lenci Capitaneria e Prefettura hanno fissato tempi stretti per gli interventi necessari

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VIAREGGIO. I tempi non sono esattamente quelli indicati da Capitaneria e Prefettura, ma i lavori all’approdo della Madonnina (500 barche) saranno avviati. Domani è giorno di sopralluogo, presente il liquidatore Claudio Matteoli ed anche i sub della ditta “Lenci”. Dopo le ultime mareggiate di qualche settimana fa la Capitaneria ha circondato di nastro bianco e rosso le aree dell’approdo seriamente danneggiate. Le foto scattate ieri pomeriggio raccontano che i danni sono ancora lì, al loro posto, anche se il nastro se l’è portato via il vento. Tanto siamo a Viareggio: un approdo privato con la metà dei problemi di sicurezza della Viareggio Porto sarebbe chiuso da quel dì, con tanto di obbligo al ripristino dei luoghi in sicurezza. Ma stiamo parlando della Viareggio Porto, società interamente pubblica, poi pubblico-privata, poi di nuovo pubblica. Ed in vendita. All’asta.

Un approdo, quello della Madonnina, sul quale pendono da tempo le denunce presentate dall’ex liquidatore Eduardo Falzone anche e proprio in materia di sicurezza, ma anche sulla documentazione mancante anche in materia di come sono stati effettuati/pagati certi interventi.

Per avere il quadro chiaro va ricordato che la Viareggio Porto è una società che incassa ogni anno circa 1,2 milioni dagli ormeggi, somme certe che non hanno certo giovato alla struttura dell’approdo dal quale le barche stanno sempre più scappando. La prova è nella Relazione tecnica che ha accertato la sicurezza delle strutture da un punto di vista tecnico-impiantistico. Relazione firmata da due ingegneri e datata febbraio 2015. Che indicarono la necessità di 400.000 euro di lavori urgenti. Da allora, però, niente è cambiato.

«Per quanto riguarda il sistema di ancoraggio dei pontili - si legge nel lavoro degli ingegneri - risulta che siano ancora ancorati solo con catene e non con sistemi misti “Seaflex” o cime, oltre alle catene. Perché i cavi in “Seaflex” alla prima rottura non stati sostituiti con altri cavi uguali, ma solo con catene. Rendendo la struttura più rigida e più soggetto a strappi». In questa situazione, per la quale bastano poche parole a chiarire i pericoli, gli ingegneri hanno riscontrato «mancanza completa di manutenzione del piano di calpestio, con distaccamento generalizzato di porzione di doghe in legno su tutti i pontili». Inoltre: «La struttura in acciaio sottostante è fessurata in alcuni casi fino alla rottura. In particolare, nella zona di ancoraggio dei tiranti ove le tensioni sono maggiori si evidenziano interventi di saldature inefficaci».

Sui pontili dovranno perciò essere effettuati gli interventi principali - ed il sopralluogo dovrà dare una tempistica certa - e si dovrà anche mettere mano all’impianto antincendio di cui l’approdo è privo. «Il gruppo di pompaggio presente - è ancora la relazione tecnica - si trova in cattivo stato di manutenzione in quanto l’elettropompe presentano segni di corrosione e formazione di ruggine». Ed ancora: «Il tubo di presa (dell’acqua in mare, ndr) è sommerso, manca di pozzetto di calma, è privo di filtro». E «gli idranti esistenti risultano in cattivo stato di manutenzione ed alcuni risultano privi di lancia antincendio» e «le tubazioni devono essere collegate all’impianto». Sembra una brutta barzelletta, ma è scritto nero su bianco.

Tutti gli idranti, infine, «risultano privi di foglio che riporti il nome del fornitore, l’anno di costruzione, la norma e la pressione massima di esercizio, nonché il diametro dell’ugello».

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