Il Tirreno

Versilia

Panatta e la Versilia «Un amore sbocciato grazie a Rosaria»

di Luca Basile
Adriano Panatta con i ragazzi durante la festa in suo onore
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Adriano Panatta con i ragazzi durante la festa in suo onore

Adriano ricorda quando insieme alla moglie scelse Forte «Sempre in giro per il mondo, ma il nostro rifugio resta qui»

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PIETRASANTA. Una scelta d'amore. Condivisa. «Adriano è di Roma, io di Montecatini: Forte dei Marmi era invece il luogo delle vacanze della mia infanzia. Quando Adriano arrivò per la prima volta in Versilia, si innamorò all'istante di questa terra. E decidemmo di stabilirci qui». Rosaria Luconi in Panatta, fa la spola fra Pietrasanta, dove i Panatta hanno casa nella zona del Pollino, e Roma dove vive il figlio Alessandro. «Niccolò - maestro di tennis - e Rubina, gli altri due miei figli, hanno invece deciso di restare a vivere in Versilia. Come dare loro torto, questo è un posto meraviglioso».

E Adriano? A 40 anni dai successi degli Internazionali di Roma, del Roland Garros a Parigi e della Coppa Davis, Panatta continua il suo tour intorno al mondo: televisione, premi, interviste. «Ma appena può - fa sapere Rosaria - torna a casa, in Versilia».

Due giorni fa il Tennis Taddei di Marina di Pietrasanta ha dedicato a Panatta il campo centrale: è stata una festa paesana, sincera. Sentita. Panatta con intorno bambini di ogni età con racchettone in mano e cuori palpitanti nell'attesa di scambiare due palleggi con chi ha fatto innamorare gli italiani del tennis. «E' stata una bellissima giornata, mi ha riportato indietro nel tempo, a quando eravamo giovani, all'amicizia con Vinicio Taddei. Non posso che ringraziare tutti quanti», sono state le sue parole mentre andava in scena il rito delle foto e degli autografi.

Ma la Versilia di Panatta va ben oltre il perimetro di un campo in terra rossa: negli anni '80, quando Adriano e Rosaria decisero di crescere i propri figli in una villa immersa nel verde silenzioso di Vittoria Apuana, la Versilia ruggiva di notorietà e benessere. «Adriano si andava ad allenare - ricorda Rosaria - al tennis Roma, da Gino Bertolucci (il babbo di Paolo, campione di Coppa Davis e fortemarmino, ndr). Poi la sera andavamo a mangiare al Maitò di Bruno Vietina, o ancora facevamo tappa in Capannina, da Nevio Franceschi o alla Bussola, facendo serata con quel gran signore che era Sergio Bernardini. Eravamo giovani, conosciuti e' coccolati' . Anche se tutto durava pochi istanti: Adriano doveva sempre prendere il primo aereo per partecipare ai tornei. Sono stati momenti molto belli. Li portiamo dentro insieme».

Quaranta anni dopo i Panatta fanno una vita più ritirata, nei limiti del possibile: l'estate non si sfugge al refrain “stessa spiaggia, stesso mare”. L'ombrellone, anzi la tenda, è quella del Bagno Piero di Forte, dall'amico Roberto Santini. Poi, a cena, la location preferita, «resta quella dell'Enoteca Marcucci - continua Rosaria - che non è solo un posto dove andare a mangiare, ma molto di più. E' un salotto di famiglia, dove trascorri qualche ora fra amici veri».

Da 13 anni il 'buen retiro' dei Panatta è la villa al Pollino: «E' un posto meraviglioso, l'ideale per noi», rimarca Rosaria mentre Adriano è alle prese con l'organizzazione del prossimo viaggio: si recherà a Partigi per premiare il vincitore del Roland Garros. Mentre agli Internazionali di Roma non lo prendono in considerazione, in Francia continuano a ricordare le gesta del campione: «Cosa mi ha portato in Versilia? Ovvio, l'amore per Rosaria. Lei conosceva queste zone, ci veniva ogni estate. Cercavamo un posto dove mettere su famiglia: avevamo vissuto a Roma, a Firenze, ma non c'era paragone. E qui ci fermammo», ricorda Adriano che fino a non molto tempo fa si dilettava ancora a giocare a pallone, magari facendo un salto dall'amico Nicola Zanone, ex calciatore di Samp, Fiorentina e Juventus, che al posto del giardino di casa ha preferito un campo calcio in erba. Ma alla fine del giorno, il campione torna sempre con la racchetta in mano, a tirare oltre la rete, magari giocando con un bambino, l'ennesima pallina, mentre il profumo del salmastro continua ad inebriare la mente. Proprio come 40 anni fa.

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