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Se la cucina diventa etica: a Lido arriva «Ghigo»

di Cristina Bulgheri
Se la cucina diventa etica: a Lido arriva «Ghigo»

Il ristorante dell’hotel Giulia apre da quest’anno ai clienti esterni all’albergo E punta su creatività, sperimentazione e rispetto nella scelta dei prodotti

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LIDO DI CAMAIORE. Nel nome di “Ghigo”. Con quella che è la firma vergata dallo storico albergatore (anche sindaco di Viareggio) Federigo Gemignani, che dal 1952 l’ha gestita, l’hotel Villa Giulia di Lido di Camaiore inaugura il suo nuovo ristorante vegano all’insegna dell’etica e del gusto. In realtà l’albergo che si affaccia sulla Passeggiata del Lido, ha sempre avuto il suo ristorante, ma finora era riservato esclusivamente ai clienti dell’albergo che richiedevano il servizio durante il loro soggiorno. Da quest’anno la novità: l’apertura al pubblico con proposte innovative all’insegna del pesce e della verdura, ma soprattutto della creatività, dell’invenzione, della sperimentazione pur nel rispetto della tradizione.

Cristiana Gemignani - figlia di Ghigo - e suo figlio Luca sono due vulcani di idee da mettere in pratica per offrire ai propri clienti una “Villa Giulia” scoppiettante come non lo è mai stata in questi 64 anni di vita da quando, in quel lontano 1952, Federigo e la futura moglie Margherita, allora fidanzati, nei loro giri in tram da Viareggio a Forte dei Marmi non la individuarono e scelsero come loro potenziale lavoro. «Margherita, dopo dieci anni di fidanzamento - racconta la figlia Cristiana - voleva sposarsi, ma Ghigo si baloccava un po’ tra impegni di politica e di cultura: un giorno passando da Lido videro questa villa con cinque camere di proprietà dell’allora sindaco di Milano Greppi, con un bel cartello “vendesi”: pensarono che potesse diventare un albergo e il loro lavoro. Così andarono a battere cassa dalla mamma di Ghigo, donna Giulia. Da cui Villa Giulia».

Il racconto di Ghigo e Margherita

Se la nonna paterna contribuì all’avventura con i soldi, la nonna materna Eugenia, che gestiva il ristorante “Da Mario” in Passeggiata vicino al molo, mise a disposizione la sua esperienza tra pentole e fornelli. Un patrimonio di ricette e segreti nel segno della tradizione familiare, che Cristiana e Luca intendono fermamente perseguire pur nel rinnovamento e nella scelta decisa del vegano-biologico. «Il nostro - tiene a precisare Cristiana - sarà un menu abbastanza circoscritto, con pochi piatti ma esclusivamente di pesce fresco. Sono banditi i surgelati, sono predilette le aziende che lavorano appunto nel segno della tradizione e della ricerca. Abbiamo fornitori di frutta e verdure a chilometri zero, la pasta arriva dal pastificio Morelli che con noi condivide la stessa filosofia gastronomica che è un po’ quella delle bracioline di pane, il piatto del cuore di Ghigo che, vegetariano dalla nascita, faceva preparare alla mamma Giulia».

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Filosofia che sta chiusa nel motto che compare sulla carta del menu sotto la firma di “Ghigo” e che recita “Lo stomaco è vicino al cuore”. Ed è con questa indicazione che lo chef Fabrizio Schiattarella, origine partenopea e un’esperienza alle spalle maturata tra l’altro nel ristorante di John Malkovich a Prato, approccerà i piatti che d’ora in poi verranno proposti ai clienti. Tipo il risotto al limone e liquirizia dop o la tempura di fiori di zucchina e mousse di melone su maionese di cavolo rosso. «Faremo anche serate a tema al costo di 20 euro: tipo la cena “vegan chic” probabilmente il giovedì - prosegue Crsitiana Gemignani - e la cena “Pesce povero e bollicine” la domenica sera, ma altri eventi saranno in calendario da ora a settembre».

Decisamente orientata al territorio nostrano anche la carta dei vini che accompagneranno i piatti di chef Schiattarella: i classici toscani (Morellino, Montalcino) ma anche il vino biodinamico e biologico o le birre artigianali prodotte dal birrifico degli Archi. Da degustare, inoltre, l’idromiele barricato di Giorgio Poeta, un produttore di Fabriano che ha ideato questo prodotto che Luca e Cristiana hanno in anteprima.

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