Muore a 88 anni reduce dai campi di sterminio
Nel ’44 Mauro Guidi fu deportato a Kahla, in Germania: tornato a Viareggio pesava 33 chili. Si è rifatto una vita imbarcandosi sulle navi
VIAREGGIO. È sopravvissuto al campo di sterminio di Kahla, fra i più duri della Germania nazista. Ha rischiato di morire minorenne: quando i soldati americani hanno liberato il lager, pesava 33 chili. I compagni di baracca - i deportati dormivano tutti in piccole casette di legno - lo avevano buttato fuori. Non volevano un morto fra le loro brande. Ma, con una forza d’animo sconfinata, ha continuato a vivere. È tornato in Toscana e si è rifatto una vita, imbarcandosi sui grandi mercantili come meccanico motorista.
È una storia di riscatto quella di Mauro Guidi, pensionato reduce dai campi di sterminio morto la sera di domenica 15 maggio, a 88 anni, al Terminetto. L’uomo lascia le figlie Stefania ed Emanuela, oltre a due nipoti. «Dall’esperienza in Germania è rimasto ovviamente traumatizzato - afferma la figlia Stefania - e, una volta tornato a Viareggio, è stato un anno chiuso in casa. Ha sofferto tantissimo, era in fin di vita quando lo buttarono fuori dalla baracca. Mio padre è un esempio per tutti».
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Dopo oltre quarant’anni, caduto il Muro di Berlino, Mauro e un suo amico hanno provato a tornare a Kahla. Rivivere quei giorni, però, non è stato facile. Tanto che, appena arrivati in Turingia, hanno preferito tornare indietro. «Troppo forti le loro emozioni - racconta Stefania Guidi - che non ce l’hanno fatta a restare lì. L’esperienza non può neanche essere raccontata o immaginata. I campi di sterminio sono qualcosa che lasciano il segno».
Dall’11 al 16 maggio del 2005, quando a Viareggio c’era ancora il sindaco Marco Marcucci, ha partecipato al viaggio della memoria. È tornato a Kahla, dove è stato prigioniero dei nazisti, per rendere omaggio a tutti quei deportati che, a differenza sua, non ce l’hanno fatta a sopravvivere. Agli italiani e tutti coloro che sono rimasti vittime dei soldati guidati da Adolf Hitler. Mauro Guidi ha trovato quella forza d’animo che, caduto il Muro di Berlino, prima non aveva avuto. Lo ha fatto per le generazioni di giovani che a malapena avevano sentito parlare delle atrocità perpetrate durante la Seconda guerra mondiale. Martedì 17, alle 16, nella chiesa della Madonna del Buon Consiglio, al Terminetto, si celebreranno i suoi funerali.
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