Il Tirreno

Versilia

Condannato all'ergastolo un mese fa, torna a casa dai suoi

Romanini con i suoi avvocati alla lettura della sentenza
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Romanini con i suoi avvocati alla lettura della sentenza

L’imprenditore di Camaiore Roberto Romanini accusato di aver fatto uccidere il cugino è agli arresti domiciliari per un’altra vicenda. I suoi legali hanno ottenuto che potesse spostarsi da Lido a Camaiore per stare con la famiglia

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CAMAIORE. Roberto Romanini, l’imprenditore camaiorese di 65 anni condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del cugino Stefano Romanini, è tornato a casa dalla famiglia.

L’imprenditore non è libero: da tempo è agli arresti domiciliari non per il delitto, ma per il sequestro dell’ex socio in affari Loreno Dalla Valle. Vicenda per cui è stato condannato sia in primo grado che in appello a sedici anni di carcere. I suoi avvocati Marco Taddei ed Elena Libone sono però riusciti a ottenere che, a causa di alcuni problemi di salute, Romanini potesse spostarsi dalla casa di Lido - dove si trovava appunto in via temporanea - a quella di Camaiore, per stare con la famiglia.

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Le due vicende per cui Romanini è stato condannato sono diverse e slegate tra loro.
Il 13 aprile scorso la pena più severa, quella dell’ergastolo. Romanini era accusato di aver fatto assassinare il cugino Stefano, freddato sotto casa a 47 anni da nove colpi di pistola nel febbraio del 2011. Il movente sarebbero stati i soldi, in particolare la polizza vita da 600.000 euro sottoscritta da Stefano, e destinata ai suoi soci della Rb escavazioni - tra cui il cugino Roberto - qualora l’imprenditore fosse morto. Soldi con cui - ha sostenuto l’accusa - Roberto avrebbe potuto chiudere il conto con i debiti che gli aveva lasciato il cugino. Da qui la richiesta di ergastolo da parte della Procura di Lucca, a cui la Corte d’Assise ha dato credito. I legali dell’uomo hanno annunciato appello, sostenendo che quella polizza non poteva essere intascata da Roberto, perché Stefano era ormai uscito dalla società e quindi gli ex soci non avrebbero potuto riscuotere. In effetti i soldi non sono finiti a nessuno.

La storia del sequestro dell’ex socio Dalla Valle sta invece per approdare in Corte di Cassazione, dopo le due condanne in primo grado e in appello già inflitte dai giudici a Romanini. L’imprenditore - secondo l’accusa - avrebbe sequestrato, seviziato e minacciato con una pistola l’ex socio per fargli firmare un contratto da tre milioni di euro, legato al mercato dei funghi in Scandinavia. È stato Dalla Valle, milanese trapiantato in Finlandia, a raccontare tutto alla polizia, che poi ha arrestato Romanini. Per questa vicenda l’imprenditore è finito in carcere e poi ai domiciliari, concessi per motivi di salute. Dopo la condanna in primo grado, sono attese a giorni le motivazioni di quella di secondo grado. Contro cui i legali faranno appello per arrivare al terzo grado di giudizio. Lì, se la condanna venisse confermata, per Roberto Romanini si riaprirebbero le porte del carcere.
 

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