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Viareggio, si picchiano per una ragazza dopo la pizza
Un gruppo di giovani esce dal locale in via Mazzini e trova i rivali ad aspettarlo. I testimoni: una di loro è stata tenuta ferma con la faccia schiacciata sull’asfalto
VIAREGGIO. Le grida che arrivano dalla strada svegliano il vicinato quando si è fatta ormai quasi la mezzanotte tra lunedì 9 e martedì 10. Via Mazzini, in pieno centro città: si aprono spiragli di finestre, si tirano su le tapparelle, qualcuno si avventura fino sul balcone. Davanti alla pizzeria “O’ sole mio”, sedici anni di apertura, un gruppo di ragazzi e ragazze se le suonano di santa ragione. «Uno dei protagonisti - racconta una donna al “Tirreno” la mattina dopo - aveva una stampella. Gli altri, invece, avevano i caschi in mano».
Una tragica costante nelle risse dei giovani viareggini: dall’omicidio di Manuele Iacconi in poi la mano che brandisce il casco per colpire e fare male ritorna in più aggressioni, anche recenti. «Ho visto anche una ragazza - continua la testimonianza, cui garantiamo l’anonimato per ragioni di sicurezza- tenuta ferma, faccia a terra. I ragazzi della pizzeria sono usciti per dividere chi si stava picchiando».
Tra le grida, anche quelle di un giovane a terra: «Urlava “mi hanno accoltellato, mi hanno accoltellato”. Un motorino è finito rovesciato, da chissà chi, nel parapiglia generale. Il ragazzo riverso sull’asfalto «ha continuato a gridare fino a quando non l’ha portato via un’ambulanza», è il racconto del giorno dopo. Urlava - così un’altra testimonianza raccolta dal “Tirreno” - «che l’avevano accoltellato vicino ai testicoli».
Quando intervengono i carabinieri, chiamati dai cittadini, sdraiato sulla strada c’è un ragazzo di vent’anni, decisamente non in sé. Trasportato in ospedale, viene poi dimesso con un solo giorno di prognosi e l’esito di un rilievo di tasso alcolico decisamente importante (1,87). Ai carabinieri intervenuti sul posto ha raccontato di essere stato inseguito da quattro persone.
Una seconda testimone ricostruisce il putiferio scoppiato fuori dalla pizzeria, originato - così le prime indiscrezioni - dalla lite per una ragazza: «Mi sono affacciata e dall’alto vedevo tutto. Volavano caschi come palline da tennis. E un giovane imbracciava una stampella». Lo spettacolo è di quelli che non si dimenticano, soprattutto per un particolare: «Le ragazze erano anche più cattive dei maschi. Se le davano proprio di brutto». Anche in questo caso c’è la conferma della giovane età dei protagonisti del triste spettacolo: «Ragazzini e ragazzine. Comunque tutti molto giovani». Italiani, ma anche -secondo i testimoni - romeni.
«Mio figlio si è spaventato», è lo sfogo della persona che ha dato l’allarme chiamando i carabinieri: «Al mattino ci ha detto che non vuole più abitare in questa strada».
«Mia moglie - sono le parole di un residente che al momento dei fatti non era in casa - mi ha telefonato nel cuore della notte, piangendo. Ma si può vivere così?».
Via Mazzini, al mattino dopo. Un cestino, l’unico, tenuto insieme dal nastro adesivo. Trabocca, e sotto sono ammucchiati rifiuti. Il titolare di un’attività commerciale si dà da fare con acqua e scopa: «Sul marciapiede è un moltiplicarsi di escrementi», lamenta. «La pulizia della strada viene fatta. Ma i marciapiedi non li toccano».
Una donna con il bassotto al guinzaglio si incuriosisce del cronista che fotografa il cestino dei rifiuti: «Era Pasqua e rientravo da Milano, intorno alle 22. Abito a Viareggio da tempo, ma questa volta ho avuto davvero paura che mi scippassero. Mi hanno perfino seguito!».
Le indagini dei carabinieri sono in corso, pur non essendoci una denuncia ed un reato perseguibile d’ufficio: «Chi, in questa vicenda, sia stato vittima si rivolga ai carabinieri» è l’invito che arriva dal maggiore Massimo Amato. Anche per evitare che il “rituale” delle risse a colpi di caschi finisca per fare nuove vittime.
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