Le idee di Klaus Davi dividono i viareggini
«Coinvolgere Flavio Briatore? Ma cosa c’azzecca con la nostra festa...» Ma c’è chi lo difende: «Siamo buoni solo a criticare chi vuol portare delle novità»
VIAREGGIO. In molti lo hanno già stroncato. Altri, invece, gli danno ragione. Qualcuno, infine, aspetta da lui i primi atti concreti. Una cosa, però, è certa. Senza ancora aver messo piede alla Cittadella, Klaus Davi ha già aperto un dibattito sul Carnevale del futuro. L'intervista pubblicata domenica sul Tirreno al giornalista massmediologo italo-svizzero ha infatti scatenato una lunga serie di reazioni su Facebook. Spesso di scherno e ironia, specie su alcuni temi meno convenzionali (ad esempio il coinvolgimento di personaggi come Flavio Briatore o la realizzazione di videogiochi legati ai carri), ma anche di attenzione e approvazione per alcune delle novità proposte.
L'idea che meno ha convinto il popolo del web è quella di trascinare nell'organizzazione e nella promozione del Carnevale personaggi illustri che frequentano la Versilia. Uno su tutti Flavio Briatore, patron del Twiga di Marina di Pietrasanta ma soprattutto personaggio del jet set italiano e internazionale. «Che c'entra Briatore con il Carnevale di Viareggio?», si chiedono in molti di fronte ad un suo possibile coinvolgimento. E c'è chi proprio teme un Carnevale in stile Flavio che «non avrebbe nulla a che fare con la tradizione della nostra festa». E allora ecco l'invito a guardare alle cose più importante. «Siamo ormai quasi arrivati all'estate e non sono state ancora fissate le date del Carnevale 2017. Forse è più importante questo che coinvolgere Briatore…», si legge in un post. E c'è chi rincara la dose. «Altro che Klaus Davi: per le date dei corsi 2017 serve piuttosto il Mago Otelma».
Tornando a Klaus Davi, c'è chi teme che abbia accettato l'incarico nel consiglio di amministrazione della Fondazione più per farsi pubblicità che per rilanciare il Carnevale di Viareggio. «Che conosce Klaus Davi della manifestazione? Nulla...», è la sentenza che esce da più di un commento. E non mancano commenti sarcastici (tipici del mondo di Facebook) sul suo conto riguardo ai benefici che potrà portare alla manifestazione. Mentre un interrogativo più serio riguarda semmai il tempo che il giornalista - con tutti i suoi impegni in giro per il mondo - potrà dedicare al Carnevale di Viareggio.
C'è però anche chi invita alla cautela nei giudizi. E, anzi, si aspetta da lui una ventata di novità salutare. «Se uno parla di cambiare strategia, di coinvolgere imprenditori, di creare sinergie - è una delle difese più convinte - va attaccato a prescindere. Il Carnevale di Viareggio è conosciuto in tutto il mondo, ma ora non basta più pregare o fare la danza del sole per dire si guadagna e poi con sue gocce e folate di vento si piange perché non è stato fatto un euro di incasso. Se arrivano sponsor e aziende che investono su questa manifestazione non è meglio? A Viareggio manca la voglia di comunicare, di aprirsi, di dare spazio a nuove idee che possono funzionare (ma anche no). Se non proviamo mai..»
E, anzi, c'è chi se la prende con il solito vizio della città di saper criticare e basta. «Ora iniziamo anche con questi. Mi raccomando: prima di partire siamo già a massacrare. Ma idee nuove servono, progetti nuovi servono, alcuni naufragheranno altri riusciranno, ma questa manifestazione deve uscire dall'impasse, deve richiamare media nazionali e internazionali, deve fare polemica, scandalo. E' il Carnevale, non il catechismo».
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