Venduta Villa Zacconi la dimora degli attori
Dalle stanze e dal parco di Ermete sono passati Vittorio Gassman e Monicelli La nipote dell’artista ha deciso di lasciare Camaiore per andare a vivere a Milano
CAMAIORE. Arte, cultura, amore e allegria. Da Villa Zacconi è passata la vita vispa e curiosa del Novecento. E’ passato Vittorio Gassman, che a Camaiore sarebbe voluto tornare nel luglio di sedici anni fa. Ma il destino gli tolse il tempo per il ritorno.
E’ passato il maestro Mario Monicelli, che proprio a Villa Zacconi ha avuto l’idea per il suo primo lungometraggio. Con l’attore Ermete Zacconi «rubarono delle vecchie rotaie, non si sa da dove, per trasformarle in un carrello da cinepresa. Poi scrissero di getto la sceneggiatura e girarono. Una ragazzata insomma - racconta Cristina Pagliarini, nipote di Ermete - La pellicola fu venduta subito a La Scalera (società di distribuzione e produzione cinematrografica, ndr). La comprarono a scatola chiusa perché c’erano le “pizze”, che contenevano le bobine di pellicola, con scritto “interprete E. Zacconi”. Ma non era mio nonno». Era Ernes Zacconi, la figlia di Ermete e Ines. «Quel film - Pioggia d’estate - era osceno» dice Cristina tra il serio e il faceto, mentre pensa a tutta la vita custodita nella Villa e nel parco Zacconi: un patrimonio d’arte e cultura che è stato appena venduto.
La dimora che Ermete aveva scelto come buen retiro, in mezzo ai colli di Camaiore ma a pochi passi dal centro, passerà presto in altre mani.
L’attore trascorreva nella Villa i mesi estivi. Da giugno a settembre. Arrivava con il calesse insieme alla moglie Ines, attrice e figlia d’arte anche lei. Adesso la nipote Cristina vende ma non senza dolore, visto il fiume di ricordi nati in quel paradiso di alberi secolari e terrazze sulle Alpi Apuane. «Quanta allegria è passata di qui». Lei se ne va a Milano, dalla figlia e dalla nipotina. Ma non è la prima volta che la famiglia Zacconi vende la Villa. Era già successo dopo la morte dell’attore. «Noi stavamo a Roma. Ma mamma - racconta Cristina - voleva tornare a vivere a Camaiore. Così prese in affitto una casa vicino alla Villa e poi nel ’67, appena l’immobile fu rimesso in vendita, lo ricomprò. Insomma, era destino». Ermete, uno dei più bravi attori italiani a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, anima di molte tournée in Sud America, Francia e Egitto, posò fin da subito gli occhi su Camaiore. «Viveva a Viareggio, in via Garibaldi, ma gli piaceva questo posto. Lo aveva proprio scelto». Negli anni Venti dette vita al paradiso di via Colletto Zacconi. Da qui scriveva le sue lettere a Pirandello. Qui riceveva le lettere della Duse. «Fu merito di mio nonno se Eleonora Duse riprese a calcare il palcoscenico». E soprattutto di nonna Ines. «D’Annunzio - va avanti Cristina - le fece fare degli investimenti sbagliati e lei cadde in disgrazia. Un giorno, a Milano, mia nonna passava davanti a una vetrina. Vide un volto riflesso nel vetro. Riconobbe la Duse. “Eleonora, Eleonora” cominciò a gridare. Poi corse a casa da Ermete raccontandogli tutto. Poco dopo lui riportò l’attrice sul palco con “La donna del mare”. Mia nonna - dice - non era per niente gelosa». Amava giocare alla roulette. Incinta se ne andava per i casinò di tutta Europa. Niente la spaventava. «Amava pescare - dice Cristina -. Lo faceva a Viareggio, quando la città era bellissima, e quando c’erano i pontili di legno con le rotonde. Lei pescava da lì. La nostra è sempre stata una famiglia molto divertente».
Cristina vive a Villa Zacconi dal 2000. La fatica di mantenere quel paradiso e la voglia di stare accanto alla figlia, l’hanno convinta che vendere fosse la cosa più giusta da fare. Non si sbilancia sui compratori che si sono assicurati i 5400 metri quadri di parco, la piscina, la Villa da quasi 500 metri quadri, e poi il gazebo esterno, la dépendance, le terrazze e le scalinate tra il verde. La proprietà, tuttavia, resterà - anche se non direttamente - terra di cinema, visto che l’acquirente viene dal mondo delle produzioni per il grande schermo. E mentre tutta quella vita passata da lì perde pezzi, Cristina ricorda quanto nonno Ermete sia stato geniale «nel far conoscere autori non rappresentati, come Ibsen». Una mente brillante, che prima di morire portò sul palco anche i Dialoghi di Platone.
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