Pista da ballo abusiva: condanna per il Maki Maki
Viareggio, i gestori avevano messo altoparlanti, faretti e un box in un parcheggio per auto. Emesso anche un ordine di demolizione
VIAREGGIO. Avrebbero messo su una pista da ballo abusiva, con tanto di altoparlanti e faretti, in un’area destinata al parcheggio delle auto. Un presunto abuso edilizio che è costato ai gestori del Maki Maki in Darsena una doppia condanna in tribunale a Lucca. Il giudice ha fatto scattare anche un ordine di demolizione degli arredi piazzati nella zona, oltre che di un box messo lì per motivi non chiariti.
La vicenda ha origine nel 2012. Secondo quanto emerso nel processo, tra il 2010 e il 2012 sia la polizia municipale che gli ispettori del Parco Migliarino San Rossore - nella cui zona di competenza rientra il Maki, così come gli altri locali della Marina di Levante - visitano più volte il locale sul Vialone. Qui annotano che una zona destinata al parcheggio delle auto in realtà viene usata come pista da ballo: i vigili riscontrano la presenza di faretti, altoparlanti, erba sintetica e anche un box. Arredi messi lì per un’attività di intrattenimento musicale che - sostengono gli inquirenti - non aveva ragion d’essere: la zona aveva una destinazione d’uso come area sosta, quindi non poteva fornire le garanzie necessarie per la fruizione di una pista da ballo.
Così scatta la denuncia nei confronti di quattro persone, tra cui i gestori, i fratelli Edoardo ed Elisabetta Berti. L’accusa è di aver violato le norme urbanistiche e paesaggistiche.
Nel corso del processo la difesa ribadisce come alcune contestazioni siano già state sanate, come si dice in gergo: in particolare viene ridimensionata, e infine rigettata, l’accusa che il locale sia stato costruito più grande di alcuni centimetri rispetto alle autorizzazioni chieste.
Resta in piedi la contestazione per la pista da ballo ritenuta fuorilegge.
Contestazione che viene fatta anche per un box messo nell’area, con tanto di accusa di occupazione abusiva di suolo demaniale. Accusa, quest’ultima, che viene mossa solo a Edoardo Berti.
Per questi motivi il giudice del tribunale di Lucca Gerardo Boragine ha condannato Edoardo Berti a quattro mesi di reclusione ed Elisabetta Berti a tre mesi di arresto e a 30.000 euro di ammenda.
Le pene per entrambi gli imputati, difesi dall’avvocato Gabriele Parrini, sono sospese. Cadute le accuse per le altre due persone coinvolte, difese sempre dall’avvocato Parrini e dall’avvocato Emilio Soppelsa.
Il giudice Boragine ha emesso anche un ordine di demolizione degli arredi contestati. L’avvocato Parrini, che ribadisce la buona fede dei suoi assistiti, ha già annunciato appello dopo la lettura delle motivazioni della sentenza del tribunale.
«Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, ma faremo senz’altro appello. Siamo convinti che non ci sia stato abuso edilizio: si tratta di arredi che non hanno bisogno di autorizzazioni». Così l’avvocato Gabriele Parrini, che tutela i gestori del Maki Maki. E ribadisce la buona fede dei suoi assistiti. «Quando si piazzano arredi del genere in via temporanea e senza continuità, non c’è bisogno di autorizzazione. Riteniamo inoltre fondata l’ipotesi per cui, secondo il decreto Monti che ha dato il via alle ultime liberalizzazioni, anche un parcheggio attinente al locale può essere considerato un’area commerciale. E quindi si può consentire il fatto che vi viene svolta attività di intrattenimento e somministrazione. Sottolineo, infine - conclude il legale - che parte delle contestazioni sono state sanate».
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